Damiani: procedure corrette
«Un obbligo coinvolgere l’Eni nella fase di analisi dei campioni»
PESCARA. Non c'è nessun mistero, nessun abboccamento con l'Eni, tutto si è svolto alla luce del sole e secondo le procedure. Questo il succo della lunga lettera di smentita inviata al Fatto Quotidiano dal direttore tecnico dell'Arta Giovanni Damiani. Il quotidiano diretto da Marco Travaglio aveva dato notizia nei giorni scorsi dell'iscrizione di Damiani nel registro degli indagati nell'inchiesta della Procura di Potenza sui rifiuti Eni a Viggiano. Damiani nella lettera ricorda che fu la Procura di Potenza a chiedergli di effettuare «campionamenti ed analisi chimiche di rifiuti liquidi non meglio identificati». Incarico svolto «con due collaboratori esperti dell'Arta». Il pool che entra in azione è composto quindi da quattro consulenti: tre dell'Arta che si aggiungono «all'ingegnere super-esperto che poi ha redatto la perizia, che già era incaricato da tempo». L'oggetto del campionamento e il luogo ove effettuare i prelievi, scrive Damiani, «ci vengono illustrati al momento, in Procura». Una volta raccolti i campioni «sotto gli occhi della Pubblico Ministero», questi «vengono sigillati», «posti negli idonei contenitori per essere trasferiti ai Laboratori di Pescara per le analisi». In questi casi, essendo analisi irripetibili, «avvertire la parte avversa (come ho fatto)», dice Damiani, «è un obbligo. E per la per la parte privata è un diritto presenziare a tutte le operazioni di analisi». Eni nomina quindi un proprio consulente di parte, «incaricato di venire in Arta per seguire, nel tempo, tutto l'iter delle analisi. Questo è “il mistero” per cui tale consulente di parte ha “avvicinato” l'Arta ed il sottoscritto».

