Del Turco-Cesarone, condanne definitive

La sentenza della Cassazione. Caiazza (legale dell’ex governatore): «Richiederemo la revisione del processo»
PESCARA. Nonostante l'ultima e definitiva decisione della Cassazione, il processo sullo scandalo della sanità a carico dell'ex governatore Ottaviano Del Turco, potrebbe avere un ulteriore appendice. Il difensore di Del Turco ha infatti annunciato la richiesta di revisione del processo. In Cassazione Del Turco era ricorso dopo la sentenza della Corte d'appello di Perugia cui il procedimento era stato rispedito proprio dai giudici romani, soltanto per valutare la sussistenza del reato di associazione per delinquere dopo la definitiva conferma delle tangenti intascate da Del Turco e versate dall'imprenditore della sanità privata Vincenzo Angelini. Ebbene, Perugia sentenziò che l'associazione non sussisteva e ricalcolò la pena definitiva per l'ex governatore in 3 anni e 11 mesi, ricalcolando la pena anche per Camillo Cesarone, ex capogruppo della Margherita, in 3 anni e 9 mesi. Contro quest'ultima decisione i legali di Del Turco e Cesarone presentarono un ennesimo ricorso in Cassazione deciso appunto mercoledì scorso: Del Turco chiedeva un ricalcolo diverso della pena, Cesarone la cancellazione delle statuizioni civili proprio a seguito della cancellazione del reato associativo. Ma i ricorsi sono stati respinti e le condanne confermate.
E proprio all'indomani di quest'ultima decisione della Cassazione, la difesa di Del Turco ha annunciato l’ulteriore passaggio prima che la condanna diventi effettiva o comunque prima di un’eventuale alternativa richiesta di affidamento ai servizi sociali invece del carcere che anche Cesarone, difeso dall’avvocato Marco Femminella, potrebbe chiedere. Nella sua nota la difesa di Del Turco scrive così: «Dieci anni dopo, di quella montagna di prove all’accusa è rimasto poco in mano. Assolto dall'associazione per delinquere, dalla miriade di abusi e falsi, dalle 20 alle 25 dazioni di denaro contestate, Del Turco avrebbe ricevuto illecitamente, dei 6 milioni e mezzo originariamente contestati, 850mila euro, non si sa più come, non si sa più perché. Non essendogli stato trovato indosso un solo euro di quel fantomatico denaro, si è ritenuto sufficiente poter desumere il reato dalle foto sfocate e sospette non della dazione del denaro, ma della presunta visita in casa sua dell'imprenditore Angelini. Un galantuomo innocente non può accontentarsi del crollo rovinoso dell'impianto accusatorio: quel pugno di fango è un’infamia, una ingiustizia alla quale non possiamo arrenderci. Tra poche settimane depositeremo l'istanza di revisione di questa sentenza ingiusta, alla luce di fatti documentali e testimoniali incontrovertibili». Del Turco venne condannato in primo grado a 9 anni e mezzo, ridotti in appello a 4 anni e 2 mesi perché alcuni episodi di dazioni e non solo sono stati prescritti. Ma non tutti. Per 850mila euro la condanna per induzione indebita è stata confermata definitivamente.

