DELITTO FABRIZI-1991

4 Gennaio 2016

Nella notte tra il 4 e 5 ottobre del 1991, in piazza Muzii a Pescara, cinque proiettili calibro 7,65 scrissero la parola fine sulla vita di Fabrizio Fabrizi, quarantenne avvocato teatino, geniale e...

Nella notte tra il 4 e 5 ottobre del 1991, in piazza Muzii a Pescara, cinque proiettili calibro 7,65 scrissero la parola fine sulla vita di Fabrizio Fabrizi, quarantenne avvocato teatino, geniale e rampante, difensore di 28mila carabinieri, che chiedevano l’equiparazione ai pari grado della polizia, ma anche legale della politica e degli affari. Il suo omicidio resta il più borghese e misterioso dei delitti irrisolti nella a regione.

Sembrò come se alla procura di Pescara, diretta all’epoca da Enrico Di Nicola, non importasse di trovare esecutore materiale e mandante dell’omicidio perché rinunciò, senza un motivo apparente, all’appello contro l’assoluzione in primo grado dei due sospettati, i teatini Alessandro Pinti e Mario Mammarella, il primo già condannato per l’assassinio del direttore della Asl di Saluzzo, Amedeo Damiani, il secondo invece famoso imprenditore che ambiva a realizzare il primo centro commerciale nell’area del Consorzio industriale di San Giovanni Teatino.

Assolti a Chieti nel ’93 e mai riprocessati in secondo grado, i due imputati uscirono di scena mentre la procura, con le indagini sull’omicidio dell’avvocato, scoperchiava il pentolone del malaffare di Chieti e Pescara. Nello studio in via Milano 10, quindi pescarese, del teatino Fabrizi, l’allora capo della Squadra mobile, Gino Savina, ora questore di Milano, scoprì tutti i documenti delle tagentopoli pescarese e chietina. Prove e indizi che decapitarono sindaci e giunte comunali delle due città. Tangenti sui rifiuti, i trasporti e la formazione professionale, che fecero scattare decine di arresti e stravolsero la geografia politica d’Abruzzo dando un colpo mortale al gasparismo. Ma il delitto è rimasto irrisolto.