Designer pluripremiato ma l’Abruzzo lo ignora

1 Maggio 2018

Cingoli, di Roseto, colleziona riconoscimenti all’estero ma non trova aziende che producano le sue idee: «Ai giovani dico di fare come me: non mollate»

ROSETO DEGLI ABRUZZI. «La mia storia è solo un esempio di quello che tutti i giovani stanno vivendo». A parlare è Andrea Cingoli, pluripremiato designer abruzzese che, nonostante tutti i riconoscimenti, fatica a trovare aziende locali che investano sulle sue idee. Con la partecipazione al recente A' design awards 2018, una delle più importanti competizioni di design a livello internazionale, ha ottenuto sei riconoscimenti, che si sono aggiunti alla lunga lista dei premi collezionati negli ultimi anni.
Possiede un “curriculum” che avrebbe potuto garantirgli il successo all’estero. Invece, Cingoli è rimasto in Abruzzo, confidando sulle opportunità della sua regione. «Molti progettisti vanno fuori, io ho deciso di rimanere perché amo questa terra. Il mio sogno», confessa, «è di riuscire a fare un prodotto di eccellenza con un'azienda locale, promuovendo il made in Abruzzo». A guidare la scelta del mestiere creativo è la passione, non la mancanza di alternative. Quella passione che consente di eccellere, anche a costo di molti sacrifici. La realtà imprenditoriale, però, non risponde alla proposta di innovazione.
«Trovare spazio non è facile e quando si apre uno spiraglio spesso si preferisce la persona che viene da fuori e si dà meno credito al locale, pensando che abbia dei limiti», spiega, «le aziende del territorio, invece, dovrebbero valorizzare le giovani menti, perché noi siamo bravi e potremmo fare molto di più». La speranza è che l'imprenditorialità abruzzese riesca presto a liberarsi dalla paura del rischio e a investire sui tanti giovani presenti nella regione che eccellono nel loro lavoro e meriterebbero almeno una possibilità.
È un paradosso, quello del designer tanto apprezzato all'estero e per nulla valorizzato nel locale, che deve far riflettere sulle potenzialità inesplorate dell'Abruzzo. Sempre più spesso le giovani menti sono costrette a emigrare all'estero per trovare delle opportunità che rispondano al loro talento e alle loro aspirazioni. Si può e si deve invece approfittare di queste risorse umane per far crescere il locale, coniugando il bene individuale e collettivo.
La storia di Cingoli deve essere un monito per le aziende. Il designer non si abbatte e attende il momento in cui potrà contribuire a portare in alto il nome della sua regione. Il successo certamente arriverà e il talento sarà premiato. «Certo, ai ragazzi consiglio tenacia e costanza. E di fare come me: io non mollo».
©RIPRODUZIONE RISERVATA