Dipendenze, D’Egidio porta l’Abruzzo all’Onu

4 Marzo 2016

Droga, alcol, gioco d’azzardo: il presidente FeDeSerD relatore alle Nazioni Unite «Da noi leggi troppo onerose, rischiamo di mandare i pazienti fuori regione»

Dottor D’Egidio, si può ricavare una percentuale dei casi trattati in Abruzzo e che non ricascano nel tunnel delle dipendenze?

«Partiamo dei dati. I consumatori di oppiacei con bisogno di trattamento, nel 2014, sono stimati in 203.000 persone, le stime relative al 2014 mostrano, rispetto al 2013, un aumento del 20%. Questo aumento è valido anche per la nostra regione. Il giudizio dei pazienti sui Ser.D. è oggetto di indagini e rilevazioni. Ad esempio le recenti (2012) FeDerSerD/Eurisko, Osservatori territoriali Dipendenze, Customersatisfaction pubblicate, indicano un 90% dei pazienti che valutano buona la accessibilità; l'80% soddisfatti della terapia in corso; l'80% ritiene di aver migliorato la propria condizione psico-socio-relazionale; il 75% afferma di avere avuto continuità terapeutica in carcere (se ha avuto questa esperienza); il 90% ritiene soddisfacente il programma alSer.D.».

A voi operatori c'è un dato o un aspetto particolare che vi preoccupa di più?

«Certo, e più di uno.Primo: la impossibilità di curare tutti i pazienti che ne hanno bisogno a causa delle poche risorse a disposizione; la necessità di avere un SerD a Montesilvano e uno a Penne per rispondere adeguatamente ai bisogni di quei territori; la difficoltà a promuovere nuove offerte di cura per rispondere alle nuove patologie come il disturbo da cocaina, patologie di dipendenza senza sostanze - sesso, internet, shopping compulsivo -; poi c’è la difficoltà delle comunità terapeutiche di adeguarsi ai nuovi requisiti imposti dalle leggi regionali che vanno riviste e modificate; infine esiste la difficoltà di far passare il messaggio sull’utilità dei Servizi».

Può spiegarsi meglio?

«Lo studio Demos ha documentato che circa la metà dei pazienti in cura presso i Ser.D. con farmaci agonisti non ha usato droghe nell'ultimo anno di osservazione. Complessivamente si può stimare che per i pazienti la cura per la sola dipendenza da eroina condotta nei SerD produca in un anno circa 34 milioni di giorni liberi da droghe e sottragga alla criminalità organizzata circa 1 miliardo e 700 milioni di euro. FeDerSerD, la nostra società scientifica, auspica che la sensibilità di tutti gli esponenti del governo regionale ponga la necessaria attenzione su questo punto».

Come contribuisce la lettura della realtà abruzzese all’incontro che porta oggi a Roma e quindi all’evento con l’Onu?

«Siamo un punto di riferimento nazionale, con i nostri studi, le nostre ricerche e l’analisi del sistema di intervento. Da oltre dieci anni contribuiamo alle più importanti disposozioni legislative del Paese, per ultimo il nostro ruolo sulla legge 79/2015».

Viceversa, quali ricadute può avere questo evento sulla realtà abruzzese?

«Sicuramente l’attenzione dei decisori politici ed una riflessione collettiva sull’utilità e importanza per tutta la regione di avere servizi di cura per le dipendenze efficaci».

Lei ha parlato di poche risorse a disposizione: quali conseguenze ha avuto e continua ad avere il taglio dei budget nelle vostre attività?

«La congiuntura economica ha ridotto la possibilità di collaborazione e di intervento di tutte le agenzie sociali del territorio ed ha compromesso l’efficacia di una rete di intervento che va ripristinata».

Dirà anche questo oggi a Roma.

«Certo e chiederò di mettere in condizione le comunità terapeutiche di potersi riammodernare così come previsto dalle leggi regionali 52/2012 e 54/2013».

Qual è il problema in questo caso?

«Si tratta di leggi troppo onerose affinché le comunità possano rispondere appieno. Così si rischia di mandare i pazienti fuori regione. La FeDerSerd regionale diretta da Gianni Cordova dovrebbe essere ascoltata in modo che venga superato anche questo problema».

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