Discariche dimenticate: conto da 10 milioni di euro

L’infrazione Ue ci tocca da vicino a causa delle bonifiche non effettuate dai Comuni La Regione invitata a chiarire come pagare, ma a rischiare di più sono i sindaci
L’AQUILA. Costerà caro all'Abruzzo il mancato adeguamento alle direttive europee sul risanamento delle discariche abusive. Tocca anche a quella che un tempo, neanche troppo lontano, veniva definita "la regione verde d'Europa", la maxi inchiesta contabile aperta dopo la procedura di infrazione e la sanzione da 40 milioni che la Corte di Giustizia europea ha inflitto all'Italia nel 2014. Ora la Procura della Corte dei conti per il Lazio vuole vederci chiaro, e capire se a causare un danno all'erario siano stati i comportamenti "leggeri", e in qualche caso anche omissivi da parte di alcuni amministratori.
L'attenzione non si incentra tanto sui soldi spesi per le bonifiche, quanto su quelli che le amministrazioni periferiche dello Stato sono state costrette a sborsare a causa del mancato adeguamento alle direttive entro i termini fissati dall'Ue.
In Abruzzo la situazione non è una delle più critiche in assoluto, se si pensa ad altre regioni ancora più a Sud, ma non si può certo definirla tranquillizzante.
Lo scorso 11 marzo, infatti, la Ragioneria dello Stato ha notificato una diffida alla Regione, che ha 90 giorni di tempo per presentare un piano nel quale chiarisca come intende provvedere al pagamento di circa dieci milioni euro. A questa somma si è giunti sommando alla sanzione originaria multe aggiuntive, pari a 200mila euro ogni sei mesi e per ogni discarica non bonificata.
In Abruzzo, spiega Franco Gerardini, dirigente del settore regionale competente, in origine erano state censite 28 discariche non in regola. «Adesso», aggiunge, «siamo passati a 24, e di queste ne abbiamo già escluse alcune. Abbiamo fatto un enorme lavoro per sollecitare i Comuni. Abbiamo inviato note, diffide, ma non tutti ci hanno risposto con attenzione».
Gerardini è tornato a dirigere il settore Rifiuti lo scorso febbraio, dopo una pausa di un anno: «Abbiamo diffidato più volte i Comuni, cercando di far capire che si sarebbe andati incontro a multe pesanti, che avrebbero comportato anche ipotesi di danno erariale. Alcuni hanno risposto, altri no. Alcuni hanno risolto i problemi in pochi mesi; diverse discariche, infatti, sono state stralciate dall'elenco a seguito di sopralluoghi dell'Arta».
La Regione è obbligata in solido con i Comuni al pagamento delle sanzioni, salvo poi rivalersi sulle amministrazioni inadempienti. I titolari dei procedimenti, tuttavia, sono proprio i Comuni, ed è su di essi che si può concentrare l'attenzione della Corte dei conti. «Ho avuto un incontro con presidente D'Alfonso per stabilire una linea d'intervento», prosegue Gerardini , «queste multe possono essere pagate con un sistema di compensazione con i trasferimenti dello Stato. Entro metà giugno dobbiamo far sapere come intendiamo muoverci, ma in assenza di una proposta specifica lo Stato può intervenire direttamente sui bilanci degli Enti locali coinvolti. C'è un passaggio abbastanza grave in tutta questa storia», conclude Gerardini: «La Regione aveva stanziato 32 milioni di euro, che sono stati in gran parte tolti e assegnati ai Pit delle Province durante la giunta Chiodi. Furono ridotti a 8 milioni. Adesso siamo riusciti a recuperare una somma superiore ai 30 milioni che dovrebbe essere sufficiente».
Angela Baglioni
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