Due aliquote per le imposte Ecco come funziona la flat tax

L’ipotesi sostenuta da 5 Stelle e Lega, costerebbe circa 50 miliardi I vantaggi andrebbero alle classi di reddito tra 40mila e 60 mila euro
In occasione della trattativa “contratto di governo” tra M5S e Lega, le cui discussioni sono iniziate a Milano lo scorso 12 maggio, si è tornato nuovamente a parlare di flat tax.
Ed invero, tra i diversi temi affrontati nel corso del negoziato milanese, spicca su tutti quello della riforma fiscale che, stando a quanto sostenuto dai due leader Matteo Salvini e Luigi Di Maio, dovrebbe essere varata sin da subito, magari già dai redditi del 2019.
LA RIFORMA FISCALE. Ma, nel dettaglio, che cosa prevede la riforma fiscale al centro del “contratto di governo” M5S-Lega?
Innanzitutto, tale riforma dovrebbe, nelle intenzioni dei promotori, snellire il sistema fiscale nazionale, puntando a cancellare gli studi di settore (ad oggi ancora in funzione, anche se in via di superamento), i loro epigoni (rappresentati dagli indici di affidabilità o ISA) e lo spesometro.
IPER SEMPLIFICAZIONE. In altre parole, una “super-semplificazione” che andrebbe a smontare una parte della strategia anti-evasiva portata avanti nel corso degli ultimi anni dal governo uscente (proponendo misure di contrasto di tenore differente), ma che, di fatto, dovrebbe ridurre di molto i costi e gli obblighi che, attualmente, risultano posti a carico di professionisti e piccole-medio imprese.
Per quel che concerne il capitolo flat tax, la proposta dei due leader di cui attualmente si è a conoscenza dovrebbe prevedere una sorta di mediazione fra le tre aliquote, suggerite dai pentastellati, e quella unica, annunciata in passato dal centrodestra.
DOPPIA ALIQUOTA. In pratica, il nuovo sistema (per come sino ad ora delineatosi nel corso delle trattative finalizzate alla conclusione del “contratto di governo” M5S-Lega, e con ulteriori margini di variazione) dovrebbe promuovere un’imposta a doppia aliquota che andrebbe a suddividere i contribuenti in due gruppi.
Da una parte, quelli con reddito familiare fino a 80.000€, ai quali applicare l’aliquota del 15%; dall’altra, quelli che superano tale soglia, da assoggettarsi all’aliquota del 20% (in quanto maggiormente abbienti, in applicazione di una “scolorita” ottica di progressività impositiva).
A ciò si aggiunga che, grazie al meccanismo delle deduzioni fisse fino a 3.000€, relativamente al primo gruppo, la platea dei contribuenti sarebbe suddivisa ulteriormente in tre gruppi: i redditi fino ai 35.000€ beneficerebbero di una deduzione fissa di 3.000€ per ogni familiare a carico; la fascia compresa fra 35.000€ e i 50.000€ ne beneficerebbe solo in relazione ai familiari a carico sprovvisti di reddito; nessuna deduzione risulterebbe ammessa, invece, al di sopra dei 50.000€, con applicazione delle aliquote (teoricamente) previste dal “contratto di governo” da venire.
CHI SE NE AVVANTAGGIA.
In riferimento ai potenziali effetti della nuova flat tax, secondo i primi commentatori, a beneficiare maggiormente del nuovo sistema sarebbero i redditi compresi nelle fasce fra i 40.000€ e i 60.000€ che, stando ai calcoli stimati, potrebbero vedersi ridotta l’imposta di oltre la metà.
Le prime stime parlano di un risparmio d’imposta di circa 3.000€ all’anno, nel caso di un reddito IRPEF annuo pari a 30.000€.
Il beneficio diventa più forte con l’aumento dei redditi. Ed invero, nel caso di un reddito IRPEF annuo di 100.000€, il risparmio sarebbe di circa 19.000€ all’anno.
Si tratta di stime in ogni modo differenti rispetto a quelle avanzate in passato dall’Istituto Bruno Leoni, il think tank che tra i primi si era espresso favorevolmente all’adozione della misura in esame.
ALTRE IPOTESI. L’Istituto Bruno Leoni, promuovendo l’idea di una Flat Tax ad aliquota unica al 25%, aveva infatti ipotizzato nei mesi scorsi un risparmio oscillante dal 2% al 20% sul totale di imposte dirette e indirette, a seconda della tipologia di contribuente.
Ad esempio, nel caso di un lavoratore single con reddito annuo pari ad 22.000€ lordi, con una flat tax al 25% il risparmio complessivo sulle imposte dirette ed indirette sarebbe stato pari al 7%, da 8.638€ a 7.064€.
Nel caso invece di un imprenditore con reddito pari a 48.000€ lordi l'anno, il risparmio comportato dall’applicazione della Flat Tax, sarebbe stato del 20% sulle imposte complessive (da 22.386€ a 12.676€, quindi 9.710€ in meno) e del 15% su quelle dirette (da 13.917 a 6.495€, quindi 7.422€ in meno).
Ad ogni modo, secondo l’attuale proposta di flat tax “gialloverde”, a tutela delle fasce più deboli (i.e.: per i redditi fino a 15.000€) dovrebbe essere prevista una clausola di salvaguardia, simile a quella introdotta nel 2003 dal governo Berlusconi.
SALVAGUARDIA. Una sorta di paracadute, dunque, grazie al quale, per evitare rincari, le famiglie potrebbero scegliere di avvalersi ancora del vecchio regime fiscale, nel caso in cui consentisse loro di pagare meno tasse.
In teoria, dunque, nessuna variazione sul fronte della cosiddetta “no tax area”.
Il meccanismo così delineato, peraltro, a differenza di quello ad aliquota unica, dovrebbe salvaguardare (seppur in forma decisamente attenuata) anche il principio costituzionale della progressività delle imposte sul reddito; ciò anche grazie all’intervento sulle deduzioni che, di fatto, si andrebbero a sommare alle detrazioni.
Nel “contratto” dovrebbe trovare spazio, inoltre, una decisa sforbiciata rivolta nei confronti dei bonus fiscali varati dagli ultimi governi.
Uniche eccezioni, le detrazioni fiscali sugli interessi pagati da chi ha contratto un mutuo per l’acquisto della prima casa e per chi ha già avviato i lavori di ristrutturazione edilizia.
I COSTI. Ad oggi, però, resta ancora da sciogliere - una volta per tutte - il nodo legato alla sostenibilità dei costi.
Secondo alcune stime, infatti, le casse dell’Erario – a fronte dell’effettiva attuazione del sistema così delineato - rischierebbero un ammanco di circa 50 miliardi di euro.
LE COPERTURE. Tuttavia, per quel che riguarda le potenziali coperture, il nuovo governo potrebbe cercare di far leva su ulteriori “rottamazioni” delle cartelle di pagamento residue (in quanto non già “rottamate” nel biennio precedente); su un’opera di spending review e, come accennato, su un consistente taglio delle tax expenditures in precedenza introdotte dai governi di segno politico opposto.
Una parte dovrebbe (teoricamente) arrivare anche dal recupero del sommerso, che i due partiti prevedono possa rafforzarsi grazie all’alleggerimento delle imposte (alleggerimento che, nelle intenzioni dei promotori, dovrebbe incentivare il corretto adempimento dei propri doveri fiscali).
In attesa di conoscere quali saranno le sorti della proposta di riforma del sistema fiscale, non resta che attenderne alla finestra le future evoluzioni, con l’occhio (misuratamente) critico che il cittadino in veste di contribuente è legittimato ad avere in situazioni a tal punto delicate.
* Avvocato tributarista,
titolare dello Studio Legale
Tributario Torcello
in Montesilvano
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