E continua lo scontro su carte datate e confini

LANCIANO. «La nomina del commissario straordinario Giuseppe De Dominicis ha previsto un regime "straordinario" per l'istituzione del Parco nazionale della Costa teatina. Da tale momento il ministero...
LANCIANO. «La nomina del commissario straordinario Giuseppe De Dominicis ha previsto un regime "straordinario" per l'istituzione del Parco nazionale della Costa teatina. Da tale momento il ministero dell'Ambiente non ha più rivestito alcuna competenza nel processo istitutivo del Parco. Nondimeno lo stesso ministero non mancherà di esprimere il proprio parere e di esercitare in pieno le proprie funzioni nella fase successiva all'adozione del decreto di istituzione del Parco». E' questa la risposta del Ministero dell'Ambiente a seguito dell'interrogazione presentata dal senatore di Forza Italia, Fabrizio Di Stefano che lamentava lacune nella perimetrazione della costituenda riserva naturale che si affaccia sulla Costa dei Trabocchi e coinvolge dieci comuni da Ortona a San Salvo. «Lo stesso ministero», sottolinea Di Stefano, «ha ricordato che l'istituzione dei parchi nazionali prevede l'intesa di tutti i sindaci, della Regione e della Conferenza unificata, cosa che in questo caso non c'è stata». «L'intera faccenda», prosegue il senatore, «è un enorme pasticcio. La perimetrazione così com'è non va bene a nessuno, tanto più che prende spunto da una cartografia del '58 con scala da uno a 25mila metri dove un tratto di penna può determinare, per il corrispettivo sul territorio, enormi differenze».
Di Stefano spedirà a casa di De Dominicis la risposta del Ministero: «Auspico una presa di coscienza perchè si rischia di influire negativamente e per sempre sui territori. Evitiamo gli scempi finché siamo in tempo».
Proprio ieri tra l’altro le associazioni ambientaliste Wwf, Legambiente, Arci, Fai, Italia Nostra, Pro Natura e Marevivo, hanno ritenuto «sconcertante e non credibile l'atteggiamento di quei sindaci della costa teatina che stanno dimostrando nei fatti una sostanziale miopia politica nei confronti delle opportunità offerte al territorio dall'attivazione di un Parco ed una sempre più marcata irresponsabilità che rischia di condannarci definitivamente alla deriva petrolifera». «L'ultima trovata di questi primi cittadini» affermano gli ambientalisti, «è quella di contestare il commissario per la perimetrazione per l'uso di carte topografiche “datate” e non abbastanza dettagliate. Le carte datate», sottolineano, «sono quelle ufficiali, 1/25.000, della Regione Abruzzo e della Provincia di Chieti. È vero che possono esserci delle costruzioni non rappresentate, ma questo dipende solo dal fatto che la cementificazione, di cui le amministrazioni comunali sono le prime responsabili, è assai più veloce rispetto all'aggiornamento delle cartografie». (d.d.l.)

