E cresce il desiderio di far nascere in casa

Alcune Regioni, come il Lazio, favoriscono la scelta. Ma gli esperti sono divisi su rischi e benefici
PESCARA. Torna la voglia di far nascere il proprio bambino in casa. Un po’ per comodità e un po’ per quel senso di accoglienza che solo le pareti della propria abitazione possono dare.
Le prime sostenitrici di questo ritorno al passato e alla naturalezza del gesto sembrano essere le ostetriche, molte delle quali rivendicano il proprio ruolo cruciale nel delicato momento del parto.
E se in paesi come l'Olanda una larga fetta della popolazione femminile (circa il 30%) sceglie di partorire in casa, anche in Italia l'esigenza di sfuggire a un parto “troppo medicalizzato” inizia a farsi sentire. E allora ecco spuntare le regioni virtuose, quelle che prevedono un rimborso di quanto speso per il parto a domicilio: si tratta di Trentino, Piemonte, Marche, Emilia Romagna e ultimamente anche il Lazio.
Accanto a loro però, cresce il fronte del “no”, portato avanti soprattutto dalla Società italiana di ginecologia e ostetricia che paventa rischi troppo alti da correre per la mamma e il bambino.
L'ideale sarebbe arrivare a poter scegliere dove partorire, con la garanzia di avere le stesse opportunità.
Ma l'Abruzzo, e gran parte dell'Italia, sembrano ancora lontani da questa eventualità.
Un'alternativa potrebbe essere “la casa parto”, un ambiente casalingo all'interno dell'ospedale o in una palazzina adiacente.
Un luogo dove la coppia possa vivere l'esperienza della nascita del proprio bambino in intimità, avendo però a disposizione i servizi utili e l'assistenza medica. Intanto, i siti sull'argomento proliferano, si va dal “Movimento italiano parto attivo” a “Nascita...non disturbare”.
E proprio lo scorso 6 giugno è stata organizzata in tutta Italia la giornata internazionale del parto in casa. (m.d.s.)
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