E i chirurghi tedeschi copiano il metodo
Una ricerca e un'innovazione chirurgica partite dall'Abruzzo e approdate in Germania. Per apprendere la metodologia del chirurgo Marco Basile, è arrivato nell'ospedale pescarese anche Kai Witzel,...
Una ricerca e un'innovazione chirurgica partite dall'Abruzzo e approdate in Germania. Per apprendere la metodologia del chirurgo Marco Basile, è arrivato nell'ospedale pescarese anche Kai Witzel, direttore del centro di Chirurgia mininvasiva di alcuni ospedali in Germania. «Pensavo che una tecnica intraperitoneale basata sull'uso di una rete potesse essere fattibile», afferma Witzel, «successivamente ho letto della tecnica del dottor Basile sulla rivista scientifica Annali Italiani di Chirurgia, e ho visto che si poteva realizzare con buoni risultati». Ogni chirurgo che si occupa di ernie deve disporre di più tecniche da proporre ai pazienti, almeno una di chirurgia “aperta”, ovvero non laparoscopica, ed una laparoscopica. «Questo è necessario», spiega Witzel, «sia per le differenti esigenze dei pazienti che per le loro diverse caratteristiche anatomiche. Nella mia esperienza, le tecniche laparoscopiche sono piuttosto complesse e hanno una curva di apprendimento che richiede l'esecuzione di almeno 50 interventi. Inoltre, le pubblicazioni scientifiche riportano il rischio di complicazioni serie come lesioni di arterie o vene. Nel caso della tecnica ideata in Abruzzo, si dispone invece di una procedura semplice e sicura per il diffuso intervento di riparazione dell'ernia inguinale». Il chirurgo ha riportato la tecnica di Basile in Germania, dove ha già eseguito alcuni interventi di questo tipo. «Tanto gli ospedali italiani che quelli tedeschi», conclude Witzel, «sono costretti a fare i conti con gli aspetti economico-amministrativi: in tempi come questi, poter lavorare in strutture ove sia possibile sviluppare nuove e migliori tecniche a beneficio dei pazienti, non è una cosa scontata». (m.d.s.)

