Ecco chi ha finanziato la campagna di D’Alfonso
Il contributo più rilevante, pari a 35 mila euro, arriva dalla Walter Tosto Gas In tutto, stimando le prestazioni volontarie (come il camion), si arriva a 67 mila
PESCARA. Luciano D’Alfonso svela il dettaglio delle spese sostenute nella campagna elettorale che il 25 maggio lo ha portato alla presidenza della Regione Abruzzo. Lo fa attraverso un rendiconto di cinque pagine controfirmato dal suo mandatario elettorale, l’avvocatessa pescarese Carla Tiboni.
Diciamo subito che non si parla né di grandi introiti né di grandi spese: in tutto D’Alfonso mette nero su bianco poco più di 67 mila euro, ma di questi solo 37 mila e 500 euro sono soldi effettivamente incassati da finanziatori, mentre quasi 30 mila corrispondono invece al valore stimato per prestazioni che sono state fornite gratuitamente.
Tre soli risultano i finanziatori in denaro: il contributo di gran lunga più rilevante, pari a 35 mila euro, l’ha versato (e regolarmente denunciato) il 18 marzo la WTS Gas spa, ovvero la Walter Tosto di Chieti, azienda specializzata nello stoccaggio e distribuzione di GPL (la capogruppo produce grandi serbatoi per il settore degli idrocarburi). Due invece sono le persone fisiche che hanno dato il loro obolo al futuro presidente: Andrea Carbonetti (2 mila euro) e di Marco Giuseppe Nestore (500 euro).
Quanto ai servizi prestati gratuitamente, è stato stimato in 15 mila e 265 euro il valore del comodato del ’Luciamion’, il camion con il quale D’Alfonso ha girato in lungo e in largo l’Abruzzo, prestatogli dalla ditta individuale di Camillo Addario. In 13 mila euro si è calcolato invece il valore dei passaggi in auto che diverse persone fisiche gli hanno dato sempre nel periodo elettorale, mentre altri 1.500 corrispondono all’uso dei locali di ’Scuola di Regione’, l’associazione da sempre vicina al governatore.
Piccola curiosità: tirando le somme di entrate e uscite, D’Alfonso e la Tiboni hanno individuato un avanzo di mille e quattro euro, che il primo si è permesso la civetteria di destinare alla Provincia di Chieti «per la piantumazione del Parco della costa teatina».
Il rendiconto delle spese sostenute è divenuto obbligatorio con la legge 515 del 1993, approvata a seguito dell’esplodere dello scandalo di Tangentopoli. Per l’Abruzzo va presentato al Collegio di Garanzia elettorale della Corte d’Appello dell’Aquila e alla presidenza del Consiglio Regionale, cosa che D’Alfonso ha fatto ieri.

