Ecco come verranno scelti gli ospedali da riconvertire

Entro gennaio l’Abruzzo uscirà dal commissariamento. Con 13 pronto soccorso poliambulatori di primo intervento e una rete più ampia di cure domiciliari
PESCARA. La fine del commissariamento della sanità abruzzese dovrà passare per l’approvazione della Legge di stabilità in Parlamento prevista il 23 dicembre. In quella sede verrà approvato, all’interno del maxiemendamento del governo, la leggina che dà il via libera del ministero delle Finanze al passaggio dal bilancio della sanità abruzzese alle Asl di 237 milioni necessari per coprire vecchi debiti delle Asl (oggi quei soldi sono bloccati nelle casse della Regione dal Patto di stabilità).
Era l’inciampo tecnico che ha impedito alla Regione di chiudere con l’uscita dalla tutela ministeriale il verbale del tavolo di monitoraggio dell’11 novembre scorso. Altri ritocchi sono in corso e sono relativi al piano sanitario presentato nei mesi scorsi dal commissario e governatore Luciano D’Alfonso e dall’assessore alla sanità Silvio Paolucci. Piano che però ha già il sostanziale via libera di Roma, compreso il riordino della rete degli ospedali. E compresa la chiusura programmata dei quattro punti nascita di Ortona, Penne, Sulmona e Atri. Una questione che agita le schiere politiche della maggioranza e dell’opposizione, riemersa dopo la lettera scritta dal governatore (più che dal commissario) D’Alfonso al Comitato nazionale dei percorsi nascita con la richiesta di un ulteriore parere riguardo ad altre eventuali «deroghe motivate». Deroghe, che non dovrebbero esserci affatto da parte del ministero, giacché il limite di 500 nati l’anno per la sopravvivenza di un punto nascita è già di per sé una deroga al numero minimo previsto dai protocolli del ministero della Sanità che è di mille l’anno.
A Stabilità approvata, nei primi giorni di gennaio il ministero dell’Economia dovrebbe a quel punto convocare la Regione per il tavolo conclusivo, che ragionevolmente dovrebbe essere a fine mese, tra il 20 e il 25 gennaio. Da quel momento la sanità abruzzese tornerà dopo quasi otto anni sotto la competenza della giunta e del Consiglio regionale. La Regione ha però già chiesto che l’Abruzzo venga accompagnato ancora per tre anni dopo l’uscita dal commissariamento in un percorso che prevede un nuovo piano di rientro (più leggero e flessibile) e l’approvazione di un nuovo piano programmatorio 2016-18.
A quel punto da dove ripartirà la sanità abruzzese? «Il 2016 sarà l’anno del territorio», preannuncia l’assessore Paolucci, invitando a guardare alla nuova sanità regionale a partire dai bisogni della popolazione. A cominciare da quella più anziana: gli ultra 65enni che oggi sono 301 mila, lo scorso anno erano 269 mila e a questi ritmi tra 20 anni saranno 600mila. «Per questo», dice Paolucci, «il piano parte proprio da un nuovo modello di assistenza domiciliare». E dallo spostamento progressivo dell’assistenza dalla cura ospedaliera alla cura domiciliare. Quanto alla nuova rete ospedaliera in parte seguirà questo modello. Si partirà dall’individuazione dei 13 Pronto soccorso e dei Ppi, i punti di pronto intervento, sui quali calare la classificazione delle strutture: due ospedali di area disagiata (Castel Di Sangro e Penne), quattro ospedali di base (Atri, Sant’Omero, Giulianova e Sulmona), quattro ospedali di primo livello corrispondenti ai capoluoghi di provincia e con specialità anche si secondo livello (le più complesse come cardiochirurgia o neurochirurgia) e tre ospedali di primo livello ad Avezzano Lanciano e Vasto. In questi ospedali ci saranno i Pronto soccorso con possibilità di ricovero. Negli altri avremo un punto di primo intervento per i casi che non prevedono ricovero. Si tratta di Guardiagrele e Atessa che diventeranno ospedali di territorio; Popoli sarà una struttura per la riabilitazione, e Ortona ospedale di elezione. «Tutt’altro che un declassamento» dice Paolucci, «poiché Guardiagrele Atessa e Popoli saranno il futuro della medicina territoriale abruzzese, mentre Ortona, dove c’è possibilità di fare interventi programmati, è già una struttura di riferimento per molte specialità chirurgiche».
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