Ecco dove si nasce di più in Abruzzo

27 Novembre 2019

In testa c’è Pescara con 2.369 parti. Seguono Chieti (1.175) e Avezzano (1.002). L’Aquila e Teramo sotto i 1.000

PESCARA . Alla fine del 2017 solo tre dei nove punti nascita presenti in Abruzzo rispettavano il parametro di riferimento fissato a 1.000 parti all’anno, previsto nell’accordo del 2010 siglato da Governo, Regioni ed enti locali. Lo stesso in base al quale è prevista la «razionalizzazione progressiva dei punti nascita con numero di parti inferiore a 1000/anno», con la chiusura di quelli dove nascono meno di 500 bambini.
LA CLASSIFICA ABRUZZESE. A renderlo noto è un dossier del portale www.doveecomemicuro.it, che sulla scorta di dati provenienti da Pne-Agenas, ha stilato a livello nazionale la classifica dei 15 ospedali dove nascono più bambini. Nessuno, tra gli abruzzesi, è presente in questo range. Ad ogni buon conto, nella graduatoria regionale, secondo il portale, al primo posto c’è l’ospedale Spirito Santo di Pescara, dove nel 2017 sono venuti al mondo 2.369 bimbi; seguono il Santissima Annunziata di Chieti (1.775), e l’ospedale Santi Filippo e Nicola di Avezzano (1.002). Entrambi sotto la fatidica soglia dei mille gli ospedali di Teramo (953) e L’Aquila (951). Negli altri quattro punti nascita della regione i numeri sono ancora più bassi, e in qualche caso sotto la soglia dei 500, quella al di sotto della quale dovrebbe scattare la chiusura.
IL PARTO CESAREO. Le cose non vanno meglio per quanto riguarda la percentuale di parti cesarei. In generale si nota una tendenza alla diminuzione, ma in Abruzzo solo l’ospedale di Avezzano con il suo 25,5% (sempre secondo i dati di www.doveecomemicuro.it,), si avvicina alla percentuale “fisiologica” del 25% (un nato su quattro) di cesarei, fissata dalle linee guida nazionali. A Pescara sono il 38% e a Chieti quasi il 33%. La percentuale del 25% scende al 15% se nel punto nascita si verificano meno di mille lieti eventi l’anno: a Teramo, nel 2017, la percentuale registrata era del 27% e di circa il 25% all’Aquila. «Il regolamento del Ministero della Salute sugli standard quantitativi e qualitativi dell’assistenza ospedaliera», si legge nel report, «fissa i valori massimi relativi ai tagli cesarei primari al 25% (per gli ospedali che eseguono più di 1000 parti annui) e al 15% (per gli ospedali che effettuano meno di 1000 parti annui). Perciò nessuna struttura in Abruzzo rispetta la soglia ministeriale».
IN ITALIA. A guidare la classifica dei magnifici 15, con i suoi 7.342 parti e solo il 18,12% di cesarei c’è l’ospedale Sant’Anna di Torino; seguono la Clinica Mangiagalli di Milano (5.447 parti e il 26,91% di cesarei), l’ospedale San Pietro Fatebenefratelli di Roma (4.242 parti e il 24,37% di cesarei), l’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo (4.170 parti e solo il 15,18% di cesarei) e il Policlinico Gemelli di Roma (3.967 nascite di cui il 14,69% con parto chirurgico).
GIUSTA PROPORZIONE. Una percentuale contenuta nelle linee guida ministeriali di tagli cesarei è indice di adeguatezza delle cure. La giusta proporzione, insieme ai “volumi”, «è tra i fattori più importanti a cui guardare al momento di scegliere l’ospedale, perché è indicativo dell’adeguatezza dell’assistenza prestata. L’Organizzazione Mondiale della Sanità, afferma fin dal 1985, che una proporzione di cesarei superiore al 15% non è giustificata. «Rispetto al parto vaginale, il parto con taglio cesareo comporta maggiori rischi per la donna e per il bambino, motivo per cui dovrebbe essere effettuato solo in presenza di indicazioni materne o fetali specifiche», spiega Elena Azzolini, medico specialista in Sanità pubblica e componente del comitato scientifico di www.doveecomemicuro.it.
I NUMERI CONTANO. «Le evidenze scientifiche», prosegue, «dimostrano che il volume di attività può avere un impatto significativo sull’efficacia degli interventi e sull’esito dell’assistenza per madre e neonato. Perciò le autorità ministeriali hanno stabilito, con l’Accordo Stato Regioni del 2010 , la soglia minima di 1.000 parti annui tra i punti fermi per valutare la bontà di una struttura.L’aumento delle strutture che rispettano lo standard e il relativo calo del numero totale degli ospedali indicano che stiamo andando nella giusta direzione per assicurare ai cittadini le maggiori garanzie di sicurezza».
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