Emergenza in corsia: via 600 infermieri

12 Maggio 2019

Vanno in pensione anticipata con quota 100: la denuncia nella giornata dedicata alla loro professione

PESCARA. In Abruzzo 600 infermieri sono pronti ad andare in pensione anticipata approfittando di «quota 100», con l’effetto di rendere ancora più pesante la già grave carenza di personale sanitario nelle Asl, che rischia di portare a un «buco» stimato in 2.482 unità. Secondo i dati elaborati dal centro studi Fnopi (Federazione nazionale ordini professioni infermieristiche) che pubblichiamo nella giornata internazionale dell’infermiere, in Abruzzo il fabbisogno rischia di salire a 155,93 sanitari mancanti ogni 100mila abitanti, rispetto a una media nazionale di 126.
«La sanità non funziona senza infermieri» è lo slogan che sarà ribadito oggi, anche in Abruzzo, in occasione della giornata dedicata alla professione infermieristica. La giornata arriva a poche settimane dall’approvazione in Giunta regionale dei programmi obiettivo delle quattro Asl, finanziati in sede di Conferenza Stato-Regioni con risorse vincolate di 27 milioni del Fondo sanitario nazionale, e dall’approvazione della delibera che introduce e disciplina uno strumento di monitoraggio del personale in servizio nelle aziende sanitarie abruzzesi.
Gli obiettivi di carattere prioritario e nazionale sono contenuti in varie linee progettuali: multicronicità, promozione dell’equità in ambito sanitario, terapia del dolore (anche in area pediatrica), e sviluppo delle cure palliative, supporto al piano nazionale della prevenzione, tecnologia sanitaria come integrazione ospedale-territorio.
«Si tratta di provvedimenti importanti» spiegano i presidenti dei quattro Ordini provinciali delle professioni infermieristiche di Chieti, L’Aquila, Pescara e Teramo Giancarlo Cicolini, Maria Luisa Ianni, Irene Rosini e Cristian Pediconi, in rappresentanza degli oltre 11 mila infermieri abruzzesi, «che non possono non tenere conto delle urgenze più volte segnalate alle istituzioni regionali in termini di assistenza sul territorio».
Nel dettaglio, secondo le stime del centro studi Fnopi, sono 1.996 gli infermieri in Abruzzo che, al 31 dicembre 2018, hanno maturato i requisiti previsti da «quota 100»: di questi la Fnopi valuta che 599 potrebbero effettivamente usufruirne, ovvero il 59,11% del personale sanitario (compresi medici e altre figure) considerati in uscita nei prossimi mesi. A questi si aggiungono 481 pensionamenti ordinari, per raggiunti limiti di età a fine dicembre 2018, che si vanno a sommare alla strutturale carenza di 1.452 infermieri rispetto alle reali esigenze.
Di questi ultimi ne mancano 719 necessari sul territorio per l’assistenza alle persone fragili (anziani, malati cronici, non autosufficienti e altri pazienti che necessitano di una gestione sanitaria costante) e altri 733 infermieri secondo i parametri per le dotazioni organiche fissati dall’Unione europea e che l’Italia e soprattutto l’Abruzzo non rispettano.
«Non si tratta», concludono Cicolini, Ianni, Rosini e Pediconi «di un problema solo degli infermieri, ma riguarda tutti i cittadini in termini di sicurezza, assistenza e accessibilità alle cure. Le famiglie abruzzesi risultano terze in Italia per tasso di impoverimento causato dalle spese sanitarie sostenute di tasca propria, un fenomeno che a livello nazionale colpisce oltre 300mila famiglie. L’Abruzzo partecipa con circa 15mila famiglie finite al di sotto della soglia di povertà per le spese sanitarie». (u.c.)