Famiglia nel bosco, l’Ordine dei giornalisti: “La Carta di Treviso non è stata violata”

Vicenda di Palmoli, interviene l’Odg Abruzzo: "La libertà di informazione e la tutela dei minori non sono valori in conflitto"
L'Ordine dei Giornalisti d'Abruzzo, all'esito di una valutazione preliminare della copertura mediatica prodotta in relazione alla vicenda della cosiddetta famiglia nel bosco, "non ravvisa elementi che configurino una violazione sistematica o strutturale della Carta di Treviso da parte degli organi di informazione operanti sul territorio". Così il Consiglio Regionale dell'Ordine dei Giornalisti d'Abruzzo in merito ai riferimenti contenuti in un recente provvedimento del Tribunale per i Minorenni dell'Aquila, nel quale si attribuisce alla copertura giornalistica della vicenda "una qualche responsabilità nell'aggravamento della situazione dei minori coinvolti, con esplicito richiamo alla Carta di Treviso".
Secondo l'Ordine dei Giornalisti abruzzese "la libertà di informazione e la tutela dei minori non sono valori in conflitto: sono entrambi presidi fondamentali di una democrazia matura, e vanno contemperati con metodo rigoroso, non contrapposti per le più svariate ragioni".
"La Carta di Treviso, protocollo deontologico sottoscritto dall'Ordine dei Giornalisti, dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana e dall'associazione Telefono Azzurro, tutela - si legge in una nota dell'Odg Abruzzo - i minori nella loro rappresentazione giornalistica tenendo come riferimento imprescindibile e assolutamente prioritario l'interesse del minore nel suo sviluppo psicofisico e di sicurezza".
Per l'Odg Abruzzo la vicenda, di rilevante interesse pubblico, ha assunto attenzione nazionale, certificata anche dall'intervento del ministero della Giustizia. "In tale contesto - si prosegue nella nota - la copertura giornalistica non è solo legittima, ma doverosa".
L'Ordine dei Giornalisti "non intende, né gli compete, entrare nel merito delle valutazioni di carattere giuridico e psicosociale che hanno condotto alle decisioni dell'autorità giudiziaria. Tuttavia, nella misura in cui tali provvedimenti individuano nella copertura mediatica una concausa del pregiudizio ai minori, questa istituzione è tenuta a precisare che addossare alla stampa una responsabilità non adeguatamente circostanziata sul piano deontologico costituisce un precedente metodologico preoccupante, suscettibile di produrre un effetto dissuasivo sulla libertà di informazione in vicende di analoga natura e rilevanza pubblica".

