Fermo finito, da martedì riparte la pesca

15 Settembre 2019

Quasi cento pescherecci abruzzesi di nuovo in attività. Ma la marineria è ancora in attesa degli indennizzi di due anni fa

PESCARA . Dopo un mese di stop i pescherecci abruzzesi lasciano le banchine dei porti per il mare aperto. E sulle tavole ritorna il pesce fresco. Termina martedì prossimo, 17 settembre, il fermo biologico nella parte di Adriatico da San Benedetto del Tronto a Termoli; un provvedimento pensato per consentire la riproduzione delle specie ittiche, che secondo gli operatori del settore è ben lungi dall’aver sortito l’effetto sperato. Per Coldiretti Impresapesca Abruzzo, infatti, «la misura continua a non rispondere alle esigenze della sostenibilità delle principali specie target della pesca nazionale», scrive in una nota, «basta pensare che lo stato delle risorse nei 33 anni di fermo pesca è progressivamente peggiorato, come anche parallelamente lo stato economico delle imprese e dei redditi». Un aspetto non trascurabile, quello dei bilanci delle aziende. A spiegare l’impatto medio è Francesco Scordella, storico armatore pescarese. «Un mese di fermo per una barca con 4 persone a bordo», dice, «costa dai 12mila ai 15mila euro, a volte anche 20mila». Della flottiglia abruzzese, spiega Scordella, in tutto fanno parte circa una novantina di imbarcazioni: «40 a Pescara, 15 a Vasto, una ventina a Ortona e 14-15 a Giulianova». I proprietari, sottolinea, sono ancora in attesa di ricevere gli indennizzi per il fermo pesca del 2017; si parla di decine di migliaia di euro che dovrebbero in parte compensare il mancato guadagno e le spese che continuano a correre, inesorabili, anche nel periodo di fermo. Un problema, dice Scordella, che si ripete ormai da 30 anni, al quale i vari governi che si sono susseguiti in questo arco di tempo non hanno voluto, o saputo, dare una soluzione. «Si nascondono dietro l’Europa», dice Scordella, «e non ascoltano la voce della parte che lavora. Giustamente il fermo bisogna farlo, ma lo si dovrebbe gestire in maniera diversa. Non è infrequente che il decreto di stop ci venga comunicato con un anticipo di soli due giorni». La buona notizia, per i consumatori, è che dovrebbe scendere il prezzo del pesce fresco, proprio per effetto del ritorno in mare di tutte le imbarcazioni.
In Italia, sottolinea Coldiretti, 8 pesci su 10 sono di importazione. «Nonostante la riduzione del periodo fisso di blocco delle attività, l’apertura alla tutela differenziata di alcune specie e la possibilità per le imprese di scegliere i restanti giorni di stop, come richiesto da Coldiretti Impresapesca, il giudizio sull’assetto del fermo pesca 2019», dice l’associazione, «non può essere positivo» soprattutto perché a livello nazionale «ha determinato un crollo della produzione e la perdita di oltre in terzo delle imprese e di 18.000 posti di lavoro. L’auspicio è che dal 2020 si possa partire dalle novità positive per mettere in campo un nuovo sistema che tenga realmente conto delle esigenze di riproduzione delle specie e delle esigenze economiche delle marinerie». Per effettuare acquisti di qualità al giusto prezzo il consiglio di Coldiretti Impresapesca è sempre lo stesso, a prescindere dalla fine del fermo biologico: verificare l’etichetta, che per legge deve prevedere l’area di pesca (Gsa). Le provenienze sono quelle dalle Gsa 9 (Mar Ligure e Tirreno), 10 (Tirreno centro meridionale), 11 (mari di Sardegna), 16 (coste meridionali della Sicilia), 17 (Adriatico settentrionale), 18 (Adriatico meridionale), 19 (Jonio occidentale), oltre che dalle attigue 7 (Golfo del Leon), 8 (Corsica) e 15 (Malta).
Ieri, invece, è scattato il fermo per le vongolare, che potranno tornare in mare a metà novembre.