Finisce il Giubileo della speranza: «Chance sprecata per l’Abruzzo»

7 Gennaio 2026

Papa Leone chiude la Porta Santa di San Pietro e conclude l’edizione da oltre 33 milioni di fedeli. L’accusa di Monaco (Avs): «Fatto nulla per attirare i fedeli. Alla Regione manca programmazione»

PESCARA. Trentatré milioni di pellegrini, 5 miliardi complessivi di investimenti. E anche un «metodo» di collaborazione tra istituzioni con cui affrontare i prossimi grandi eventi. È il Giubileo dei record quello che si è concluso. Il numero che rimarrà nella storia, inevitabilmente, è quello dei papi di quest’edizione. Aperto da Francesco il 24 dicembre 2024, lo ha terminato ufficialmente ieri, alle 9.30, il successore Leone XIV quando ha chiuso la Porta Santa di San Pietro. Un unicum nei duemila anni di vita della chiesa cattolica, che ha spinto ulteriormente l’arrivo in massa di fedeli da ogni parte del mondo.

C’erano tutte le condizioni, quindi, perché l’Abruzzo cogliesse le opportunità dell’evento, vista soprattutto la poca distanza da Roma. Il Volto Santo di Manoppello, il miracolo eucaristico di Lanciano, il santuario di San Gabriele, la basilica di Collemaggio all’Aquila (la cui Porta Santa è stata aperta dal cardinale Pietro Parolin): le mete del turismo religioso nella nostra regione non mancano, e con 33.475.369 pellegrini rilevati a Roma (questo il numero registrato dalle telecamere della Porta Santa di San Pietro, l’unica dotata di contapersone) ci si sarebbe aspettato che un fiume di fedeli si dirigesse verso i luoghi sacri abruzzesi. Questo “effetto Giubileo” si è sentito? Non proprio, secondo il consigliere regionale Alessio Monaco (Avs), che parla di «un’opportunità straordinaria non sfruttata» a causa della «cronica mancanza di programmazione della Regione. Nonostante la nostra vicinanza strategica alla Capitale e la ricchezza di luoghi di fede», spiega Monaco, «la giunta non ha fatto nulla per incentivare il turismo religioso. Solo nel 2025, a Giubileo già in corso, sono state stanziate alcune risorse: un metodo che dimostra il loro modus operanti, mai puntuale».

In effetti, il protocollo tra Regione e Città del Vaticano per ospitare eventi giubilari ufficialmente riconosciuti è stato approvato lo scorso 28 febbraio, dunque a Giubileo già iniziato. E a poco meno di due mesi dopo risale l’annuncio, da parte dell’assessore regionale alla Cultura Roberto Santangelo, del progetto promosso dal Gruppo di sviluppo territoriale per valorizzare i borghi medievali abruzzesi. «Il Giubileo rappresenta una straordinaria occasione per presentare l’Abruzzo al mondo, e questo progetto ci consente di farlo con visione, qualità e innovazione», aveva detto allora. Adesso che l’ultima Porta Santa è stata chiusa, è il tempo di tirare le somme sui numeri del pellegrinaggio verso i luoghi sacri del territorio. Se i numeri del turismo in Abruzzo sono stati rilanciati a più riprese dalla giunta regionale – 8,2 milioni le presenze registrate nei primi 10 mesi dell’anno – poco si sa su quale sia la percentuale di questi dati rappresentata dal turismo religioso. Appena qualche giorno fa, il Comune di Lanciano ha pubblicato i numeri sulle presenze dello scorso anno: ben 200mila. Numeri che raccontano “l’effetto Giubileo” sulla città del Miracolo eucaristico? Solo in parte, secondo il sindaco Filippo Paolini, che sembra prendere posizione con cautela. «Anno Santo a parte, dai dati si ricava che l’aumento dei visitatori nel 2025 non è dovuto “solo” alla religione e non è più per “solo” un’ora», ha spiegato. Per il resto, sul flusso di fedeli attratti dalla Capitale si sa con certezza dei 2.500 giovani fedeli che la scorsa estate sono transitati per L’Aquila in occasione del Giubileo dei Giovani, svoltosi tra il 28 luglio e il 3 agosto. Un migliaio di loro si sono poi fermati a dormire nel capoluogo, ospiti della realtà ecclesiali dell’Arcidiocesi dell'Aquila. A ogni modo, nulla è perduto. Chiusa l’ultima Porta Santa, nel giro di qualche anno davanti all’Abruzzo si aprirà un portone: nel 2033 ci sarà un Anno Santo straordinario per il bimillenario della redenzione. Significa una nuova ondata di pellegrini pronta a visitare la Capitale e il Paese alla scoperta dei suoi luoghi sacri. Una seconda possibilità per la regione che, sottolinea Monaco, «questa volta non va sprecata. Abbiamo sette anni per costruire una visione condivisa e concreta. L’Abruzzo può diventare un punto di riferimento del turismo religioso. Ma», conclude, «bisogna iniziare ora, unendo istituzioni, diocesi, territori e operatori dell’accoglienza. Il 2033 non deve trovarci di nuovo impreparati».

©RIPRODUZIONE RISERVATA