Fisco: detrazioni del 65%, ma non per tutti

L’incentivo vale per le zone ad alta e media sismicità. Non sono comprese le seconde case
PESCARA. Il governo, con la Legge di Stabilità per il 2016, ha confermato alcune detrazioni fiscali che riguardano l'edilizia. In particolare, è stata confermata la detrazione del 65% delle spese sostenute per gli interventi di riqualificazione energetica, inclusi quelli relativi alle parti comuni degli edifici condominiali; la detrazione del 65% delle spese sostenute per gli interventi di miglioramento sismico e di messa in sicurezza statica degli edifici ricadenti nelle zone sismiche ad alta pericolosità (zone 1 e 2); la detrazione del 50% delle spese sostenute per le ristrutturazioni edilizie (che aumenta al 65% in caso di adozione di misure antisismiche su costruzioni, adibite ad abitazione principale o a destinazione produttiva, situate in zone sismiche ad alta pericolosità); la detrazione del 50% delle spese sostenute per l'acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici - di classe non inferiore ad A+, nonché di classe A per i forni e le apparecchiature per le quali sia prevista l'etichetta energetica - finalizzati all'arredo dell'immobile per il quale si fruisce del “bonus ristrutturazioni”. Per quanto concerne gli interventi di miglioramento sismico, le prime procedure di autorizzazione sono partite il 4 agosto 2013, data di entrata in vigore della legge 3 agosto 2013, n. 90, e sono state appunto prorogate di anno in anno con la legge di stabilità (l'ultima con l'articolo 1, comma 74, della legge 28 dicembre 2015).
Secondo Filippo Delle Piane, vicepresidente dell'Ance, l’associazione nazionale costruttori edili, la norma che consente una detrazione del 65% per adeguamenti antisismici «presenta molti limiti. Non vale per le seconde case, ad esempio, e nei palazzi con più proprietari le decisioni spettano al condominio. Serve una estensione a 360 gradi e una semplificazione normativa», sostiene Delle Piane. Per mettere in sicurezza i borghi antichi «le soluzioni tecniche ci sono, però dobbiamo anche dire che in Italia sono anche tanti gli edifici costruiti tra gli anni '50 e '70 di scarso o nullo valore architettonico e artistico: in questi casi è meglio radere al suolo e realizzarne uno nuovo. Ma l'attuale normativa urbanistica sembra fatta apposta per mettere ostacoli».

