Fiumi e antichi vigneti da valorizzare

L’area protetta ha festeggiato i 15 anni di attività. Tra le novità la riscoperta della vite selvatica
POLLUTRI. La festa dei primi 15 anni di tutela istituzionale del Bosco di don Venanzio, in concomitanza con i festeggiamenti del 6 dicembre in onore di San Nicola di Bari patrono di Pollutri, è stata l'occasione per una riflessione a più voci sull'importanza della riscoperta delle piante perdute. Con Franco Tassi del Centro Parchi di Roma; Franco Pedrotti, scopritore del Bosco negli anni '60 e nel corso del convegno premiato Ambasciatore della Natura; Giovanni Damiani presidente del Cisdam; il botanico Aurelio Manzi, che ha aggiornato sul progetto “Paleovite d'Abruzzo” mirato alla reintroduzione della vite selvatica, progenitrice della vite moderna, da lui scoperta nel vicino territorio di Torino di Sangro. Il progetto di salvaguardia della biodiversità viticola del territorio è promosso dal Parco Maiella, Cantina Frentana, le riserve naturali Bosco di Don Venanzio e Lecceta di Torino di Sangro, e prevede la rimessa a dimora di alcuni esemplari di Vitis vinifera subsp. Sylvestris (coltivati nel giardino botanico di Lama dei Peligni) nel bosco delle origini, l’area protetta di Pollutri. «Un viaggio a ritroso nel tempo di 4mila anni fino all'età del bronzo», ha spiegato Manzi, quando la presenza della farnia era protagonista nella selva planiziare sulle rive del Sinello e dava ghiande commestibili per l'autoctono maiale nero. La conservazione della biodiversità può avere ricadute economiche inaspettate per il territorio». Presto il sito sarà interessato da lavori di restauro, architettonico per la casina di caccia, e ambientale per il bosco. Saranno reimpiantate nelle aree degradate 400 tra farnie e cerri in un'ottica di espansione del bosco, annuncia il direttore Pellegrini. Si chiederà l'istituzione del Sic (Sito di interesse comunitario) tra la riserva di Punta Penna- Punta Aderci (Vasto) con il Bosco di don Venanzio a tutela dell'intero tratto del basso corso del Sinello. «Lo stato di conservazione della costa abruzzese risente del maltrattamento dei fiumi Trigno, Sinello e Biferno, eppure» ha considerato Angela Stanisci dell'Università degli studi del Molise «la funzione dei corsi d'acqua è preziosa nell'assorbire le ondate di piena»; «il fiume è il più straordinario depuratore delle acque» ha ricordato Damiani. «Le pinete litoranee rappresentano un bene comune e sono in grave pericolo di estinzione, cè bisogno di mobilitazione collettiva per conservarle» ha concluso Tassi. (j.f.)
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