Forza Italia chiede la testa del manager

Parte l’attacco a Mancini, il dg della Asl di Pescara nominato dal centrosinistra. Gli azzurri: è in pensione, non può dirigere
PESCARA. Forza Italia sferra l'attacco ad Armando Mancini, il manager della Asl di Pescara nominato dall’ex giunta regionale di centrosinistra. E si alza il sipario su un nuovo capitolo dello spoil system messo in atto dal governo abruzzese di centrodestra. Con un’interrogazione a risposta scritta, consegnata al presidente del consiglio regionale, Lorenzo Sospiri, il gruppo degli azzurri guidato da Umberto D'Annuntiis, si rivolge al governatore Marco Marsilio e all'assessore alla Sanità, Nicoletta Verì.
Il problema è reale: Mancini, come medico in pensione, non potrebbe più ricoprire l'incarico di direttore generale della Asl. In sintesi: la legge glielo permette solo per un anno e a titolo gratuito. Invece il dg, nominato il 29 febbraio del 2016, rimarrà in carica fino al 2021. Ma in piena rivoluzione dei vertici di enti e società controllati dalla Regione (vedi le nomine in Tua), i consiglieri regionali D’Annuntiis e Daniele D’Amario, cercano di accelerare i tempi, anticipando di due anni la decadenza di Mancini. E lo fanno con un’interrogazione che fa riferimento a una serie di leggi, la prima delle quali è datata 2012, meglio nota come legge sulla spending review, ribadita con un’ulteriore norma il 24 giugno del 2014, che punta a far risparmiare la pubblica amministrazione vietando ai lavoratori in quiescenza, sia privati che pubblici, incarichi direttivi in organi di governo, di enti e società controllate. Su questa legge si è espressa anche la Corte dei Conti che l'ha definita «finalizzata a limitare il conferimento di determinati incarichi a soggetti che già godono di un trattamento di quiescenza», cioè della pensione. Per di più, nel 2016, una sentenza del Consiglio di Stato ha sottolineato come la legge che dà lo stop ai pensionati della pubblica amministrazione, riproposta di recente dall’ex ministro Marianna Madia, ha anche il fine di favorire l'occupazione giovanile. Così come gli incarichi a pensionati «sono consentiti a titolo gratuito per un periodo non superiore a un anno». Sia il legislatore sia la giustizia contabile, in sintonia con quella amministrativa, ritengono fondamentale abbattere le spese e agevolare il ringiovanimento del personale nelle pubbliche amministrazioni. Arriviamo ai quesiti posti da Forza Italia a Marsilio e Verì, premettendo che il manager Mancini è andato in pensione dalla Asl il primo agosto del 2016 – su richiesta volontaria e dopo 39 anni 8 mesi di servizio –, quindi prima del conferimento dell'incarico di dg nell’azienda in cui lavorava.
La differenza di tempi gioca a suo favore. Ma non è così per Forza Italia che chiede se è possibile «che possa essere stato eluso il divieto posto dalla legge del 2012 attraverso un differimento temporale del pensionamento in modo tale da rispettare formalmente la norma ma comportandosi contro lo spirito della stessa». Con il secondo quesito Forza Italia chiede di riconoscere «l'evidente contrasto tra la norma e il contratto da manager» che, a detta dei consiglieri forzisti, «ha assunto i connotati di un contratto in frode alla legge», sulla base di un articolo del codice civile, il 1344.
Con il terzo e ultimo quesito gli azzurri chiedono infine se «il contratto da cui deriva il rapporto lavorativo con il dottor Mancini, possa essere inficiato da nullità per illiceità della causa», come prevede un altro articolo del codice civile il 1418. La politica di centrodestra si arma di leggi, codici e cavilli, e va all’attacco del manager di centrosinistra.

