Frane, crolli e fiumi in piena: l’Abruzzo ferito spacca l’Italia

5 Aprile 2026

Il capo della Protezione civile Ciciliano in volo con il governatore Marsilio sulle zone devastate

VASTO. La dorsale Adriatica resterà spezzata in due per un lungo periodo. E non taglia solo due regioni confinanti, ma «l’intero Paese», dice il presidente Marco Marsilio in un punto stampa di fine giornata. Ma è solo l’epilogo di un pomeriggio pieno di impegni. Il capo della Protezione civile Fabio Ciciliano arriva tra Abruzzo e Molise in elicottero, così da poter guardare dall’alto gli effetti di una tempesta quasi senza precedenti. La notizia più importante che rilancia Ciciliano: non è previsto alcun ponte provvisorio militare sul Trigno, perché il tratto è troppo lungo e la situazione morfologica non è adatta. Una cattiva notizia per pendolari e imprenditori del Vastese. Ciciliano ha però assicurato che verrà fatto il possibile per risanare le ferite provocate dal maltempo in Molise e Abruzzo, terre di confine, unite dai disagi della tempesta che si è abbattuta, ma mai così lontane. Al momento la ss16 resta quindi interrotta, ma si cercheranno altre soluzioni. «L'ipotesi di un ponte militare è da escludere», ha detto Ciciliano al termine della sua ricognizione sulla dorsale Adriatica, «le condizioni non lo permettono. Ho visto che un'ampia porzione del Trigno è stata portata via. Il danno è importante e la viabilità compromessa. Ci sono danni sulla costa e tante frane sia sulla costa che nell'interno».

Ciciliano ha poi visto con i propri occhi quello che la piena del fiume Trigno ha provocato nella vallata del fiume che costeggia la Trignina. Poco dopo le 19 l'elicottero sul quale viaggiava è atterrato in contrada Cerracchio, al bivio per Fresagrandinaria. Insieme al senatore Etelwardo Sigismondi e una delegazione formata dal presidente Marsilio, dal direttore dell'Agenzia regionale della Protezione civile Maurizio Scelli, all'assessore Tiziana Magnacca, dal consigliere Francesco Prospero, dal sindaco di Vasto e della provincia di Chieti Francesco Menna, dal sindaco di Fresagrandinaria, Lino Giangiacomo, Ciciliano ha visitato i luoghi e le strade franate a causa delle esondazioni del Treste e del Trigno. Il capo della Protezione civile ha preso atto degli enormi danni causati dalle esondazioni. Subito dopo ha parlato con il presidente del Consorzio di Bonifica, Nicolino Torricella della situazione idrica compromessa dalla piena.

Ciciliano non ha nascosto la propria preoccupazione davanti all'adduttrice tranciata di netto da uno smottamento. Dopo un’attenta analisi ha comunque garantito che verrà fatta una attenta valutazione dei danni da tecnici e operatori. Serviranno notevoli risorse e mesi per risanare quello che i fiumi hanno distrutto in 24 ore. Subito dopo Pasqua si lavorerà per risanare le arterie ed evitare disagi ai pendolari. C’è poi l’altra faccia di quest’Abruzzo ridisegnato dal maltempo. Ciciliano ha sorvolato anche Silvi paese, dove una frana di circa 250 metri ha distrutto decine di abitazioni e costretto le autorità allo sgombero di molte famiglie. La gravità della situazione l’ha fotografata bene il geologo di Nicola Casagli, che si è occupato anche del caso di Niscemi.

Solo per mettere in campo i progetti più urgenti serviranno 30 giorni, anche alcuni anni per altri: «Sei mesi per gli interventi di medio termine», ha detto, «che riguardano soprattutto la regimazione dell’acqua, ovvero eliminare tutti i possibili afflussi di acqua sul corpo di frana, sia naturali sia artificiali. Ma non è escludibile, anche se non ho elementi per dirlo, che ci siano perdite da acquedotti e fognature come succede un po’ in tutti i centri abitati italiani: vanno assolutamente evitati su una frana, perché è come una benzina che alimenta il suo movimento. Infine ci sono interventi a medio-lungo termine, da sei mesi a 36 mesi, per metterla in sicurezza e stabilizzarla. Ripeto, non per sempre, perché servirà manutenzione». Poi Casagli evidenzia il dato che più lascia riflettere e su cui alla fine di tutto, dopo che le ferite saranno bendate e la parola emergenza non servirà più, bisognerà soffermarsi: le case su case costruite su una zona segnata dalle carte geologiche come franosa: «Non bisognerebbe farlo».

In tutto questo, un grande ringraziamento è stato rivolto a chi, in questi giorni difficili, si è messo in prima linea per affrontare la situazione. «Un sentito ringraziamento al presidente Marsilio», dice il capogruppo di FdI in consiglio regionale Massimo Verrecchia, «ai parlamentari, alla Protezione Civile regionale, diretta da Maurizio Scelli, ai sindaci ed amministratori, ai vigili del fuoco, alle forze dell’ordine e a tutti i volontari che, con grande spirito di servizio e abnegazione, hanno operato senza risparmiarsi nei territori colpiti dal maltempo che ha interessato l’Abruzzo e gran parte del Centrosud».

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