Michele Zarrillo a Pescara, l’intervista: «Celebro il mio brano con un tour nei teatri»

4 Aprile 2026

L’appuntamento con il cantautore romano è per il 17 maggio al teatro Massimo: «Mi divertirò con la chitarra elettrica e incursioni pop/jazz»

PESCARA. Michele Zarrillo è tra gli artisti più amati del panorama musicale italiano, capace di intercettare in maniera trasversale le diverse generazioni, con brani che nel corso degli anni sono diventati iconici e rappresentativi del caleidoscopio di sentimenti ed emozioni, raccontate dal cantante romano con un’immediatezza espressiva non comune, che caratterizza tutto il suo percorso artistico. Quest’anno uno dei brani più amati ed emozionanti, L’elefante e la farfalla, compie trent’anni e dà il nome al tour che Zarrillo sta portando in giro per l’Italia, con un appuntamento per il pubblico abruzzese il 17 maggio a Pescara, al Teatro Massimo.

Michele, i suoi brani sono diventati veri e propri classici della canzone d’autore. Qual è il segreto per renderli “evergreen”?

«Sinceramente, non lo so! Se esistesse una formula, forse sarebbe troppo facile. Il successo di un brano rientra in una casualità assolutamente non cercata, sicuramente una caratteristica importante è l’interiorità dell’artista, il suo modo di trasferire in parole e musica le emozioni, le storie, quello che sente in profondità, con autenticità».

Come si fa a restare un artista sempre attuale?

«Credo che il pubblico senta la naturalezza con cui mi presento e propongo la mia musica. A distanza di tanti anni, le mie canzoni non stancano – come quelle di tanti altri artisti – e questo perché esprimo sentimenti ed emozioni che nascono dentro di me, in cui il pubblico si rispecchia. Perché il mondo interiore resta sempre l’elemento più importante, in cui tutti possono rispecchiarsi, a dispetto dell’anagrafe».

Possiamo dire che la trasversalità è una caratteristica importante della sua musica?

«Assolutamente sì, il mio pubblico è eterogeneo per età, e ogni volta che mi rendo conto, durante i concerti, che mi trovo davanti a generazioni diverse che conoscono le mie canzoni e cantano con me, è una grandissima emozione. Per questo, soprattutto nei teatri, mi godo quei momenti con una soddisfazione e una gioia grandissime!».

La sua è una lunga carriera, che non molti possono vantare. Quale ritiene sia stato il valore aggiunto del suo percorso artistico?

«La continuità. Nella mia carriera sono stato costante, ho avuto anni in cui sicuramente sono stato ai massimi livelli di popolarità e impegni professionali – dal 1996 al 2000 ho fatto concerti nei palazzetti, raggiungendo numeri altissimi di pubblico – ma al di là di quegli anni, ho sempre dato tanto, musicalmente, con brani che hanno reso continuativo il successo».

L’abbiamo vista duettare con Sal Da Vinci, al Festival di quest’anno, sulle note di Cinque giorni. Un incontro musicale che ha preceduto la sua vittoria…

«Sal è fenomenale! La sua vittoria ha sicuramente coronato trent’anni di carriera e di gavetta. Ha creato anche tante chiacchiere, opinioni diverse, ma al di là di quello che può essere il gusto personale, è un brano che già è diventato un tormentone, possiamo dirlo, così com’è successo già per Rossetto e caffè. Negli ultimi anni, Sal Da Vinci ha cominciato a raccogliere tutto quello che ha seminato con fatica e determinazione, e sono sicuro che adesso definirà un suo percorso personale. In ogni caso, a proposito di tutti i rumors che ci stono stati, vorrei ricordare che in definitiva stiamo parlando di canzoni: i problemi della vita sono ben altri».

Come sarà strutturato il tour con cui attraverserà l’Italia?

«Sarà un concerto molto vario e per certi versi unico. Accanto ai brani che tutti conoscono, ne ho inserito alcuni più particolari e intimi, che fanno parte di un percorso noto solo ai più affezionati, forse. E poi mi divertirò con performance attraverso le quali mostrerò un altro aspetto di me, imbracciando la chitarra elettrica e facendo incursioni pop/jazz».

Dopo quasi cinquant’anni di musica, qual è la motivazione con cui sale oggi sul palco?

«La mia curiosità artistica, oltre alla risposta del pubblico. Sapere che sulle piattaforme come Spotify, il range d’età di chi mi segue va dai 18 ai 40 anni - per il 50% - mi stimola e mi fa davvero un enorme piacere. La buona musica non conosce il passare del tempo, anzi è proprio il tempo a decidere e decretare il successo e la continuità».

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