Pescara

Del Piero a Pescara travolto dall’entusiasmo dei tifosi, in centinaia restano fuori

20 Maggio 2026

L’ex capitano della Juve all’Auditorium Flaiano per il “Premio Zucchini”: «Non ci sono più bandiere nel calcio, troppi stranieri e trasferimenti»

PESCARA. "Le bandiere nel calcio? Credo che probabilmente ci sono meno esempi rispetto al passato. Prima il calcio era più propenso a questo tipo di esempi parlo di 40, 50 anni fa dove c'erano molti meno trasferimenti, meno stranieri e si viveva il calcio in maniera diversa". Lo ha detto Alessandro Del Piero, ospite a Pescara della seconda edizione del Premio Zucchini, riconoscimento dedicato all'indimenticato capitano della squadra adriatica. "Seguendo un po' quello che è il calcio di oggi - ha aggiunto - è inevitabile che i calciatori e le società puntino a uno scambio più frequente ma non punterei tanto il dito su questa cosa".

"Sono sempre grato agli atti di riconoscenza che mi vengono conferiti e quello di oggi sicuramente mi fa molto piacere - ha concluso l'ex capitano della Juventus -. Pescara non l'avevo affrontata molte volte in carriera, però è sempre stata nell'idea di calcio in Italia un posto speciale e il percorso di Vincenzo Zucchini con questa città, con questa squadra non ha bisogno di ulteriori spiegazioni o altro perché è stato incredibile sia da calciatore che poi anche nel post calcio con la carriera da allenatore e da dirigente".

"Non ci sono messaggi standard che valgono per tutti. Ognuno di noi ha un suo percorso, ha i suoi tempi, le sue modalità e non necessariamente tutti dobbiamo diventare campioni nel calcio nello specifico o in uno sport. Dal mio punto di vista sono importanti determinate cose come l'impegno, il sacrificio, il credere in se stessi, il volere di più nell'ambizione". Con queste parole, oggi a Pescara, Alessandro Del Piero ha ricevuto il premio 'Vincenzo Zucchini', riconoscimento dedicato all'indimenticato capitano della squadra abruzzese.

"Ci sono tutta una serie di cose che sicuramente vanno messe insieme e inseguite - ha continuato -. Il calcio mi ha dato da mangiare, da bere, diciamo così, però senza senza l'illusione che bisogna avere successo subito e che bisogna diventare campioni subito. E se uno anche non diventa un campione dal punto di vista sportivo, potrà fare altro e potrà diventare campione in altri campi. Quindi la generalizzazione è sempre un po' faticosa nel poter inquadrare cosa serve cosa e cosa non serve. È importante l'apporto della famiglia e sono importanti le strutture, la squadra, l'allenatore. La mentalità con cui tutto questo viene perseguito è altrettanto importante".

L'ex capitano bianconero è stato travolto dai tantissimi presenti a caccia del prezioso autografo. Centinaia di persone sono rimaste fuori dall'Auditorium che può ospitare 500 persone.