Futuro delle banche locali? Più leggere, rapide e utili

21 Aprile 2016

Gran consulto organizzato da Nuova Carichieti con prof, esperti e imprenditori Strever contro i concordati: «Una legge delinquenziale, i debiti vanno pagati»

CHIETI. Che cos’è una banca locale nel 2016? La domanda può sembrare banale, ma la risposta è tutt’altro che semplice, in tempi in cui i mercati sono diventati globali e le rendite di posizione sono state cancellate. Per provare a rispondere la Nuova Carichieti ha riunito un nutrito gruppo di esperti, a pochi mesi dall’asta che dovrà designare il nuovo proprietario dell’istituto teatino, messo in vendita assieme alle altre tre banche “risolte”, Popolare dell’Etruria, Carife e Banca Marche. Tutti d’accordo sul fatto che si debba cambiare pelle: basta con gli impiegati che contano le banconote, servono consulenti in grado di accompagnare per mano imprese e famiglie in un mercato sempre più complicato, tanto più in tempi di tasso zero.

Ma non solo i bancari devono cambiare: Massimiliano Marzo, docente dell’Università di Bologna, ha stigmatizzato il vizio di scegliere amministratori di scarsa o nulla competenza finanziaria, che hanno portato alla rovina banche ritenute solidissime. Un tema sul quale si sono soffermati anche due economisti della D’Annunzio, Giuseppe Mauro e Dino D’Incecco. Il primo ha puntato il dito contro l’enorme livello di sofferenze che hanno afflitto le banche abruzzesi negli ultimi anni, mentre D’Incecco ha analizzato la struttura dei costi: «La rete degli sportelli è inutilmente sovrabbondante, superiore del 41% alla media europea, occorrerà arrivare a chiusure e anche a tagli di personale».

Due gli imprenditori intervenuti, Gennaro Zecca, numero uno di Confindustria Chieti-Pescara, e Gennaro Strever. Quest’ultimo ha detto papale papale che «il localismo non ha più motivo di esistere» e che l’unica strada per sopravvivere è nella rapidità: «Se una grande banca mi chiede quattro mesi per rispondere a una richiesta, la banca locale deve farlo in dieci giorni, in virtù di una conoscenza del territorio e dei bilanci più capillare». Strever si è scagliato contro una legge definita “delinquenziale”, quella sui concordati: «C’è gente che fa 500 milioni di debiti e poi fa un concordato al 10%, scaricando il 90% su banche e fornitori: una vergogna, dobbiamo tutti metterci in testa che i debiti vanno pagati, magari dilazionandoli». Zecca ha invece chiesto che le banche locali accompagnino le imprese, anche entrando nel capitale di rischio.

L’incontro, introdotto dall’ad di Nuova Carichieti, Salvatore Immordino, è stato concluso da Natale Secondino, projiect manager delle quattro banche risolte: «Questi istituti non hanno “sofferenze” e Carichieti in particolare si avvia alla vendita con un’ottima liquidità: siamo fiduciosi»