«Gettano fango sull’Aquila per tagliarmi le gambe»

5 Febbraio 2015

Fabio Spinosa Pingue: “metodo Boffo” contro la mia candidatura a Confindustria I territori devono avere pari dignità: Pescara-Chieti non può sempre prevaricare

PESCARA. «È evidente a tutti che sono vittima di una macchinazione». L’ex presidente di Confindustria L’Aquila Fabio Spinosa Pingue decide di rompere tre mesi di silenzio e parlare finalmente dello scontro interno alle territoriali per l’assetto dell’associazione (fusione sì-fusione no), e diventato in questi giorni uno scontro politico tra i due capoluoghi abruzzesi, L’Aquila e Pescara. Il 9 la giunta di Confindustria Abruzzo dovrebbe decidere sulla candidatura di Spinosa Pingue, dopo un rimpallo tra probiviri regionali (che l’avevano bocciata) e probiviri federali (che l’avevano perentoriamente riammessa).

Di quale macchinazione parla, presidente?

«Mi hanno applicato il metodo Boffo. È scientifico, costa poco, ma produce sempre i suoi effetti. Peccato che oltre a screditare la persona e un gruppo imprenditoriale, butta fango anche su Confindustria».

Secondo i probiviri regionali lei non avrebbe i requisiti per diventare presidente. Però i probiviri nazionali le hanno dato ragione. Ora che cosa farà?

«Il collegio nazionale ha per fortuna ristabilito la legalità e la mia candidatura, voluta da Teramo in qualità di primo presidente di Confindustria Gran Sasso. Ora è nelle mani della giunta. Decideranno cosa fare e io eseguirò in religioso silenzio. Per me Confindustria viene prima. Dall'età di 27 anni è la mia seconda casa. Sono un uomo confindustrialmente datato e so quando ci si deve fermare».

Ha capito perché la stanno ostacolando?

«Non saprei. Io sono per un sistema Confindustria che assicuri la pari dignità dei territori. Una Confindustria unica, che a parità di budget, poggia su due poli. Un sistema, senza che un territorio prevarichi un altro. Come del resto l'hanno disegnato circa 35 anni fa i lungimiranti nostri predecessori. E senza mai, dico mai, trasgredire sulla rotazione. Che è stato un valore. E se la si deve superare si deve aspettare che finisce il giro e non dopo ben otto anni di presidenza di Chieti/Pescara. E comunque le fusioni non si fanno a prescindere, ma tengono conto anche di numeri, fatturati, indici, patrimoni, dipendenti, progetti e governance».

Ha ricevuto solidarietà dall’interno dell’associazione?

«Sono stato travolto da attestati di solidarietà dentro e fuori Confindustria, ma non ho ricevuto nemmeno una telefonata, in questi 3 mesi, dalla presidenza di Confindustria Abruzzo e dalle presidenze e direzioni di Confindustria Chieti/Pescara. Forse hanno smarrito il mio numero di telefono».

Come pensa che andrà in giunta?

«Ho sempre insegnato alle mie figlie a rispettare la parola data, costi quel che costi. Spero che gli amici di Teramo, se dovessero decidere diversamente nonostante il parere positivo di Roma, mi diano una valida motivazione così potrò spiegare loro perché viene buttato all'aria un accordo suggellato a quattro mani, e non richiesto da me».

Che cosa pensa dell’intervista di Paolo Primavera?

«Il suo è un modello che va ben oltre Confindustria. Che pur di affermare la centralità della conurbazione Chieti/Pescara nel nuovo scacchiere interregionale della macroregione, culminata financo con la richiesta della sede della Corte d'Appello, non si pone una esigenza di coesione regionale, rinfocolando di fatto con quei toni, un campanilismo deleterio che purtroppo ha contaminato tutti, nessuno escluso. Credo che nel nuovo mondo bisogna stare insieme, salvando i virtuosi localismi. Dobbiamo ripensare insieme un nuovo modello Abruzzo. E gli imprenditori sono quelli che cementano, che aiutano la classe politica a sviluppare “resilienza” e non a buttare benzina sul fuoco, a dividere usando un linguaggio che non ci appartiene, che rasenta lo sciacallaggio».

Lei elogia i localismi virtuosi, ma questa

regione non ha creato troppi doppioni proprio nel nome del localismo?

«L'Abruzzo, senza voler nascondere gli errori dell'Aquila, è gravido di sprechi, di doppioni, e anche di dimensioni nane. Ma è la nostra storia. Che non si supera con le aggressioni violente o, peggio, con le ipocrisie. La prima delle quali è la sede secondaria, in una regione mignon, del Consiglio Regionale a Pescara. Se poi la madre di tutte le nostre iatture, per quelli che la pensano come Primavera, è solo L'Aquila capoluogo di regione allora mettiamolo su un iCloud, così risolviamo tutti i nostri mali».

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