Gli agricoltori d’Abruzzo in allarme: raccolta dell’uva a meno 70%, il rischio è chiudere

La Cia denuncia: «Anni di crisi e adesso quest’altra emergenza. Siamo sempre senz’acqua»
CHIETI
Il clima impazzito e la siccità estiva fanno tremare le gambe ai viticoltori. E costringono ad anticipare la vendemmia, nel tentativo di salvare uve e produzioni. La Cia stima una perdita del raccolto fino al 70%, legata per lo più alle temperature torride delle ultime settimane. Con la vendemmia 2026 entrata nel vivo, in Abruzzo, i primi riscontri dalle campagne confermano una situazione che la Confederazione italiana agricoltori definisce «particolarmente difficile».
La prolungata assenza di precipitazioni e le temperature elevate hanno determinato, infatti, un forte stress idrico e termico nei vigneti, con perdite produttive che nelle aree più colpite arrivano fino al 70%. Le maggiori criticità si registrano negli areali viticoli litoranei e di media collina delle province di Chieti e di Pescara, con appassimenti delle uve, colpi di sole, riduzione del peso degli acini e perdita più rapida dell’acidità. Ma la situazione si differenzia da territorio a territorio. «Il dato del 70% di perdite», spiega la Cia Chieti-Pescara, «non va generalizzato all’intera produzione regionale». La raccolta, iniziata il 3 agosto con le varietà bianche più precoci, è partita con circa dieci giorni di anticipo rispetto alla media degli ultimi anni. Pecorino e Trebbiano sono già in raccolta in diverse aree, mentre per Montepulciano e varietà medio-tardive le prossime settimane saranno decisive. «Il problema è che questa emergenza arriva dopo anni nei quali le nostre aziende non hanno praticamente avuto tregua», dichiara Domenico Bomba, presidente Cia Chieti- Pescara, «nel 2023 la peronospora ha provocato danni enormi alla viticoltura abruzzese, poi sono arrivate la siccità e altre avversità climatiche. Oggi ci troviamo nuovamente a fare i conti con la mancanza d’acqua. Non parliamo più di una singola annata negativa, ma di una crisi che sta diventando strutturale». E che incide pesantemente sulla produzione vitivinicola abruzzese. A destare preoccupazione, secondo la Cia, «non è soltanto la perdita produttiva della singola azienda. Dopo più campagne difficili consecutive, molte imprese agricole stanno esaurendo la capacità economica di assorbire nuove perdite. Un’azienda può riuscire a superare un’annata difficile, forse anche due. Ma quando le emergenze diventano continue viene meno la possibilità di recuperare», continua Bomba, «dobbiamo dirlo chiaramente: alcune aziende rischiano di chiudere definitivamente. E quando chiude un’azienda agricola perdiamo produzione, occupazione, presidio del territorio e una parte della nostra economia rurale».
Al rischio occupazionale si sommano le conseguenze dirette sul sistema cooperativo delle cantine, su cui incide la riduzione della produzione. Meno uva conferita significa lavorare volumi inferiori mantenendo una parte importante degli stessi costi di struttura, trasformazione, personale ed energia, con un conseguente aumento dei costi per unità di prodotto, avverte Cia: «Per una regione fortemente vitivinicola come l’Abruzzo, quindi, il problema non riguarda più soltanto il vigneto ma la sostenibilità economica dell’intera filiera. Le nostre cooperative rappresentano un patrimonio economico e sociale fondamentale», sottolinea Bomba, «se diminuisce drasticamente il prodotto da trasformare, aumentano i costi e si riducono i margini. Dobbiamo salvaguardare insieme produttori, cooperative e capacità competitiva del vino abruzzese sui mercati».
A rendere il quadro ancora più complesso sono le condizioni del mercato: al 31 luglio scorso, secondo il report Icqrf Cantina Italia, nelle cantine abruzzesi risultavano 2,46 milioni di ettolitri di vino in giacenza, dei quali 1,96 milioni nella sola provincia di Chieti, quasi l’80% del totale regionale. «Il rischio è un paradosso: produrre meno, avere costi più alti e non riuscire comunque a ottenere una remunerazione adeguata», prosegue Bomba, «per questo serve un messaggio chiaro anche al mercato: in questa fase occorre responsabilità da parte di tutti gli attori della filiera. Il valore delle uve e del vino deve consentire alle aziende e alle cooperative di continuare a produrre. Difendere il reddito agricolo significa, oggi, difendere il futuro stesso della vitivinicoltura abruzzese».
La Cia Chieti-Pescara attiverà immediatamente la propria rete per assistere le aziende interessate nella segnalazione dei danni e nell’attivazione delle procedure previste nell’ambito di Agricat, verificando le condizioni delle singole imprese. Parallelamente saranno raccolte le segnalazioni provenienti dal territorio per arrivare a una quantificazione puntuale delle perdite e sostenere tutte le iniziative necessarie nei confronti della Regione e delle istituzioni nazionali. «I produttori non saranno lasciati soli», conclude Bomba, «chiediamo una ricognizione immediata dei danni, strumenti per garantire liquidità alle imprese maggiormente colpite e, soprattutto, una strategia strutturale sulla gestione dell’acqua. Non possiamo continuare a intervenire soltanto dopo ogni emergenza».
