25 agosto

Oggi, ma nel 1917, a Torino, entrava nel vivo la protesta, cominciata il 22 agosto precedente, con la rivolta del pane che era divampata dopo il rincaro di 10 centesimi al chilogrammo del 2, a seguito della fine delle scorte di farina del 21, successivamente alla totale mancanza di pagnotte, di sfilatini e di michette nei forni del 23. Il 28, quando termineranno i tumulti, si conteranno complessivamente 60 vittime. Saranno 50 i morti tra cittadini, prevalentemente appartenenti al ceto operaio, e 10 i deceduti, soprattutto tra gli esponenti delle forze dell’ordine. I feriti ammonteranno a 200 in totale. Il proletariato urbano darà battaglia vieppiù a Borgo San Paolo, in Barriera di Milano, in Barriera di Nizza. Anche se non tutti verranno poi processati e condannati, gli arrestati risulteranno mille, tra i quali figureranno anche 24 dirigenti del Partito socialista italiano.
E nell’occasione verrà ammanettato anche Giacinto Menotti Serrati e tradotto nel carcere cittadino delle Nuove. Sarà la battaglia sociale (nella foto, particolare, mutilati di guerra in contestazione sulle barricate), connotata da impronta antimilitarista, fondamentalmente spontanea, quindi scevra da agitatori e complottisti annidati nelle retrovie, più dura tra quelle che scoppieranno nel Belpaese nel contesto della grande guerra. A fomentare l’innalzamento della tensione contro l’esecutivo guidato da Paolo Boselli, della Coalizione d’unità nazionale, reo d’affamare i suoi figli rimasti nell’avamposto produttivo della Fiat e non spediti al fronte a combattere il nemico austroungarico, vi erano gli anarchici Maurizio Garino, di Ploaghe, Italo Garinei, di Pisa, Pietro Ferrero, di Torino, e Michele Schirru, di Padria.
Quest’ultimo, classe 1899, emigrato negli Stati uniti d'America e poi tornato nella Capitale, in particolare, diverrà tristemente noto perché verrà fucilato, il giorno dopo essere stato condannato alla pena capitale dal Tribunale speciale per la difesa dello Stato, presieduto dal feroce guardiese Guido Cristini, il 29 maggio 1931, a Roma, a Forte Braschi, solo per aver avuto l’intenzione di attentare alla vita del Duce. Tutta la vicenda verrà rievocata nelle 278 pagine del volume del giornalista Giancarlo Carcano, intitolato “Torino 1917. Cronaca di una rivolta”, che sarà dato alle stampe dalle Edizioni del Capricorno, della città sabauda, nel 2017, in occasione del centenario del fattaccio.

