Gran Sasso, alberghi pieni a metà, ma solo ad agosto
Registrato un crollo del 20% delle presenze rispetto al 2013. Gli operatori: serve una diversa pianificazione della stagione turistica e più offerta «post-ristorante»
PIETRACAMELA. Dalle famiglie agli amanti dello sport estremo, il versante teramano del Gran Sasso attira sempre un gran numero di turisti non soltanto dal centro Italia, ma anche dal nord e dal resto d'Europa. Nonostante il fascino della sua roccia e dei borghi che lo popolano, questa è un'estate da dimenticare per gli operatori turistici. Alberghi vuoti e pochi biglietti staccati dagli impianti di Prati di Tivo a giugno e luglio; pienone a macchia di leopardo ad agosto, quando il bel tempo è stato più costante. Maltempo e crisi economica hanno portato un crollo del 20% delle presenze alberghiere rispetto all'anno prima (secondo quanto evidenziato dal presidente del consorzio Gran Sasso Prati, Paolo Di Furia, titolare di un piccolo albergo a Prati di Tivo).
I dati non sono ufficiali (si dovrà aspettare ancora qualche settimana), ma bastano per tracciare l'andamento della stagione, con gli albergatori che se la prendono per lo più con la mancanza di un'offerta turistica «post-albergo» e «post-ristorante» che attenuerebbe lo scoraggiamento da cattivo tempo, e i gestori degli impianti che, invece, s'inventano iniziative per recuperare il gap e uscire dal limite dei tre mesi in cui è confinata la stagione estiva. E cozzando spesso con la burocrazia.
Nei piovosi giugno e luglio, ma anche nel più assolato agosto, «gli alberghi piccoli hanno potuto attutire la mancanza di prenotazioni», spiega Di Furia, «grazie soprattutto a una clientela storica, ma la stagione è andata male un po’ per tutti». Chi si è «re-inventato» (esperienza in realtà sperimentata con successo a Prato Selva, ora chiuso) con il Downhill, uno degli sport estremi che si praticano in zone in discesa, solitamente in montagna, con la mountainbike, che spopola in Europa, è Antonio Riccioni, il direttore della Siget, la società che gestisce gli impianti di Prati di Tivo. «Giugno e luglio sono da dimenticare», spiega, «con 1.100 biglietti venduti a giugno, 5mila a luglio e poi il salto di qualità ad agosto con 18mila persone che hanno usato gli impianti di risalita».
Famiglie, amanti dello sport estremo, escursionisti e appassionati di turismo religioso (ieri mattina 50 su 180 persone erano escursionisti religiosi) il target degli utenti. Ma nel complesso «la stagione è andata male», spiega Riccioni. Che non si dà per vinto. Con il suo bike park, ha attirato appassionati da diversi Paesi ed è un’alternativa che potrebbe aiutare a risollevare le sorti del turismo attirando gente da settembre a novembre, i mesi in cui non si va nè al mare nè a fare escursioni. Ma la gestione degli impianti scade il 30 settembre. E siccome la burocrazia è cieca, il bike park resterà chiuso e ci perderemo i turisti per strada.
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