Gran Sasso, finora niente commissario

Messa in sicurezza dell’acqua e del traforo: gli ambientalisti contro le promesse di Toninelli e del governatore Marsilio
L’AQUILA. Era il 20 giugno quando il presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio annunciò l’imminente nomina del commissario straordinario per il Gran Sasso, l’uomo «dalle comprovate capacità e altissime competenze», come ebbe modo anche di dire il ministro alle Infrastrutture Danilo Toninelli nei giorni della polemica per la chiusura del traforo da parte di Strada dei Parchi. In una nota diffusa al termine di un incontro a Roma con il titolare del Mit, in cui venne affrontato proprio il tema della messa in sicurezza dell’acquifero del Gran Sasso, Marsilio spiegò che «ministero e Regione stanno affrontando senza indugio il tema della nomina e si sono impegnati a sottoporre al presidente del Consiglio dei ministri il decreto di nomina nei tempi previsti dalla Legge di conversione del decreto Sbloccacantieri (15 giorni)» e che «sul nome e sui profili si stanno effettuando le valutazioni nel rispetto del doveroso riserbo». Invece, ancora tutto tace. A richiamare l’attenzione su un’impasse che dura da settimane è l’Osservatorio indipendente sull’acqua del Gran Sasso, promosso dalle associazioni Wwf, Legambiente, Mountain wilderness, Arci, ProNatura, Cittadinanzattiva, Guardie ambientali d’Italia, Gadit, Fiab, Cai e Italia nostra. «Secondo quanto previsto dalla legge di conversione del Decreto legge Sbloccacantieri, il presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del ministro delle Infrastrutture e sentito il presidente della Regione Abruzzo, avrebbe dovuto nominare entro il 3 luglio il Commissario straordinario per la messa in sicurezza dell’acquifero del Gran Sasso. Siamo però arrivati alla fine di luglio e del Commissario non vi è traccia», sottolineano le associazioni, lanciando una frecciatina a Governo e governatore: «Evidentemente questo adoperarsi, al quale non è estraneo neppure il presidente Marsilio visto che deve essere coinvolto nella nomina, non ha prodotto fino ad ora grandi risultati».
I PROBLEMI RIMANGONO. «Eppure nei mesi che hanno preceduto l’approvazione dell’emendamento dello Sblocca cantieri vi era stata grande agitazione nelle forze politiche, soprattutto dopo la minaccia della chiusura del traforo autostradale», ricordano le associazioni, «l’autostrada non è stata chiusa, ma i problemi di un acquifero che rifornisce 700mila abruzzesi rimangono tutti». Restano le criticità dell’emendamento governativo «che ha introdotto la nomina del commissario, tra cui la mancanza di garanzie su una reale partecipazione ai processi decisionali», proseguono le associazioni, «i fondi ritenuti insufficienti (120 milioni di euro in tre anni) rispetto ai 172 milioni richiesti dalla Regione, nessun impegno sull’allontanamento delle sostanze pericolose stoccate all’interno dei Laboratori dell’Infn e sull’introduzione di deroghe alle norme poste a tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini».
LE CABINE DI REGIA. Nessun atto concreto «nemmeno sul fronte della realizzazione delle due cabine previste: quella più strettamente di regia, che dovrebbe avere, tra i vari compiti, quelli di comunicazione e d’informazione nei confronti delle comunità ricadenti nel territorio, di coordinamento tra i diversi livelli di governo coinvolti e di verifica circa lo stato di avanzamento degli interventi di messa in sicurezza del sistema idrico del Gran Sasso». L’altra, ritenuta fondamentale dalle associazioni, è la cabina della partecipazione, «che la Giunta regionale precedente ha voluto escludere».

