Gran Sasso, il mistero del solvente finito nell’acqua

18 Dicembre 2016

Il direttore dei laboratori del Gran Sasso, Ragazzi: «Diclorometano evaporato nella vasca di captazione, mai nell’acquedotto»

di Marianna Gianforte

L’AQUILA

A. cqua contaminata, il giallo s’infittisce. Mentre si aspettano le risposte della politica regionale su una vicenda sempre più ingarbugliata, il direttore dei Laboratori nazionali di fisica nucleare, Stefano Ragazzi, spiega al Centro come è andata la storia della contaminazione dell’acqua di captazione dell’acquedotto del Ruzzo, dove la Asl ha rilevato tre mesi fa, i valori di un solvente, il diclorometano, usato nei laboratori del Gran Sasso, come spiega il direttore, «per togliere la caffeina dal caffè». Domani, assicura l’assessore alla Sanità Silvio Paolucci, arriverà una relazione dettagliata della Asl alla Regione, ma intanto anche lui è tranquillo: «La contaminazione non ha riguardato la popolazione». A non trovare pace, invece, è Ragazzi, che non si spiega come quel solvente sia finito nell’acqua poi confluita dentro la vasca di captazione dell’acquedotto Ruzzo.

Dottor Ragazzi, ci dice cosa è successo?

«Tutto è avvenuto a inizio settembre, quando la Asl ci ha segnalato tracce nell’acqua di questo solvente, il diclorometano. Noi stessi abbiamo segnalato alla Asl di usarlo in laboratorio. Si tratta di una sostanza che stavamo utilizzando per togliere piccoli sensori ad alcuni cristalli. Il barattolo grande poco più di un bicchiere, contenente il solvente, non è stato richiuso. Come altri idrocarburi, anche il diclorometano, quando evapora, tende a concentrarsi nell’acqua. I nostri laboratori sono pieni di acqua, che scende lungo le pareti: lo stillicidio lo capisco, ma come le tracce del diclorometano siano finite nelle acque captate assolutamente no. Anzi. Mi inquieta moltissimo non aver capito questo passaggio. Per sgomberare ogni dubbio dovrei fare quello che non posso fare: delle misure agli impianti dell’acquedotto».

Come avete agito quando siete stati informati dalla Asl?

«Intanto siamo andati alla ricerca della causa, fino a trovarla nel barattolo rimasto aperto. Laddove abbiamo individuato tracce del solvente le abbiamo subito rimosse e sono sparite già nei primi giorni di settembre. Poi, precauzionalmente, abbiamo deciso di non usare più il diclorometano nei laboratori sotterranei».

Come funziona il sistema dell’acquedotto?

«L’acquedotto di Teramo è un sistema a doppia vasca, una che raccoglie l’acqua del traforo, che viene controllata e immessa nell’altra vasca soltanto quando i rilievi sono tutti nella norma. Quindi è un sistema di sicurezza ideato per intervenire prima che qualcosa finisca nell’acqua destinata ai cittadini. Il sistema di doppia vasca di raccolta serve proprio a evitare che acqua contaminata venga immessa in rete».

Com’è finito il diclorometano nella vasca di captazione?

«Resta un giallo. Ripeto: non c’è stato sversamento ma solo evaporazione da un contenitore grande come un bicchiere. Le tracce in acqua sono frazioni di parti per miliardo. C’è un passaggio che mi sfugge e non capisco. Mi manca qualche informazione sul sistema di raccolta delle acque che non mi è concretamente possibile ottenere: come la sostanza dall’aria è potuta finire nell’acqua della vasca? Il vapore ci finisce, ma dev’esserci contatto tra aria e acqua. Non può succedere se l’acqua scorre in un tubo chiuso».

Vuole dire che da qualche parte potrebbe esserci una falla nell’impianto?

«Sono informazioni che io non posso sapere».

Cosa succederà a chi ha dimenticato il tappo aperto?

«Quella sostanza non la usiamo più, anche se questo ci crea dei problemi non possiamo permettere la distrazione di qualcuno che chiude male un tappo. Il problema è che non deve passare dall’aria all’acqua captata così velocemente. Se lei prende un bicchiere d’acqua e uno con la sostanza e li mette in una campana, il contatto avviene. Ma come può finire nell’acqua che scorre in un tubo chiuso?».

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