I Centri per l’impiego rischiano il blocco

6 Novembre 2016

Manca l’intesa per il passaggio dei dipendenti dalle Province alla Regione. De Crescentiis: la rete non va smantellata

PESCARA. La (mezza) abolizione delle Province continua a creare problemi. Questa volta tocca ai vecchi centri di collocamento, i Centri per l’impiego, destinati ad essere inglobati dalle Regioni per poi passare a metà del 2017 sotto l’Anpal, l’Agenzia nazionale per le politiche del lavoro, prevista dal Jobs Act.

I lavoratori dei 500 Cpi italiani, circa seimila, sono in stato di agitazione perché al momento solo poche Regioni (e l’Abruzzo non è tra queste) hanno sottoscritto con le Province gli accordi per il passaggio di personale, in base all’intesa sottoscritta nel 2015 in sede di Conferenza Stato-Regioni. La questione è soprattutto economica, perché uscendo dalla competenza delle province, il costo dei dipendenti (240 milioni) verrebbe a ricadere per due terzi sullo Stato e per un terzo sulle Regioni, già sotto la scure del governo intenzionato a ridurre i trasferimenti nella prossima legge di Bilancio. Sono dunque nel guado anche i 177 lavoratori abruzzesi, più una quota di operatori a tempo determinato con il contratto garantito solo fino al 31 dicembre del 2016. A fronte di questo impasse rischia di rallentare tutta l’attività dei centri per l’impiego, che gestiscono ogni anno oltre 60 mila Did (fonte Isfol), cioè richieste di disponibilità immediata di lavoro. La questione è stata sollevata dal Comitato di Pilotaggio del patto dello sviluppo (un organismo composto dalle parti sociali e dalla Regione Abruzzo) che ha invitato la Regione e le Province «a perfezionare quanto prima l’intesa».

Per l’assessore regionale al Lavoro Andrea Gerosolimo non si sarebbe da preoccuparsi: «Il passaggio dei Centri per l'impiego alla Regione Abruzzo prosegue secondo le indicazioni della convenzione che a giugno la Giunta ha sottoscritto con il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti. In questo senso, nel periodo che porterà poi all'approdo dei Cpi nell'Agenzia nazionale per il lavoro, la Regione ha intenzione di avviare un processo di riorganizzazione dei servizi che i Cpi forniscono ai cittadini facendo riferimento ad un intervento inserito nel programma del Por-Fse di potenziamento dei Servizi pubblici per il lavoro di 2,8 milioni di euro». In Abruzzo, però, la questione non è solo economica. Le Province, in particolare quella dell’Aquila, chiedono di mantenere un piede dentro i Cpi, soprattutto per quanto riguarda l’organizzazione. Temono cioè di perdere sedi e dipendenti. Per il presidente della Provincia dell'Aquila, Antonio De Crescentiis «non c'è alcuna resistenza da parte dell'ente a firmare la convezione con la Regione per il passaggio del personale dall'una all'altra». Più che altro si tratta di conservare lo status quo: «La provincia dell'Aquila per dimensioni è la metà della regione, un territorio in gran parte montano, e l'ente provinciale ha dato la massima attenzione alle aree interne e periferiche (che non vogliamo vada persa) attraverso sedi decentrate. Alla Regione abbiamo chiesto di evitare di perdere la presenza dei servizi provinciali in questi territori».

Altro aspetto fondamentale per la firma di una convenzione è per De Crescentiis la stabilizzazione del personale precario. Senza queste garanzie, niente convenzione, dice il presidente della Provincia: «Non è un ultimatum, ci siamo visti, abbiamo lavorato ed esposto le nostre tesi e le ragioni che sono per difendere i diritti dei cittadini e dei lavoratori. Adesso aspettiamo. una nuova convocazione dal vicepresidente della Regione Giovanni Lolli».