I quattrini alla cultura Pochi, a pioggia, tutti con babbo e mamma

8 Gennaio 2016

Il criterio? Ogni consigliere o gruppo di potere porta a casa contributi per la sua zona. Ora giurano che è l’ultima volta

PESCARA. Passata è la tempesta...Con il rientro delle dimissioni del presidente degli Amici della Musica Fedele Fenaroli di Lanciano Omar Crocetti, e del suo Cda, si posa la polvere sull’infiammata stagione polemica (preventiva e successiva) alimentata dai fondi regionali alla cultura.

Fondi, come da tradizione, dati a pioggia, in base a criteri storici, stratificati nel tempo come gli scavi di una necropoli italica, ma progressivamente assottigliati dalla lesina dei trasferimenti statali e dalle emergenze continue che la crisi economica apre sui capitoli sociali della Regione.

L’anno scorso in bilancio c’erano zero euro (qualcosa fu trovato con variazioni successive per non perdere i fondi statali), quest’anno si comincia con poco meno di un milione che è meglio di niente. E ora la giunta promette un nuovo regolamento con regole europee e l’abbandono dei vecchi criteri (di lato l’intervista del portavoce della maggioranza Camillo D’Alessandro).

Nel frattempo al problema sollevato dal presidente Crocetti e dalla sua associazione cui si deve l’Estate Musicale Frentana (il direttore artistico è un violoncellista abruzzese di caratura internazionale, Luigi Piovano) la Regione che se n’era uscita con miseri 10mila euro a breve porrà in parte rimedio con una seconda delibera di giunta che sanerà la decurtazione. «Oltraggio e offesa alla cultura» secondo Crocetti, «imperdonabile e inconcepibile distrazione» per il sindaco di Lanciano Mario Pupillo. La delibera riguarderà anche l’Istituto tostiano di Ortona.

Ma il vero problema dei fondi alla cultura è che la giunta, come racconta D’Alessandro, poco o nulla c’entra con la distribuzione dei fondi. Ma molto col Consiglio. L’elenco arriva dagli uffici del settore cultura in base a bandi e graduatorie sui quali la politica non potrebbe mettere bocca. Anche un polemista in servizio permanente come il capogruppo di Forza Italia Lorenzo Sospiri alla parola fondi a pioggia alza le mani: «Non sono fondi a pioggia. Si tratta di bandi: uno manda una proposta e poi si valuta se va finanziata, e lì c’è l’autonomia del dirigente. Quanto ai due bandi della 43, emessi dalla giunta e dal Consiglio (perché le misure sono più di una, ndr.), si rischiava il disimpegno di fondi statali e piuttosto che mandare quei soldi nel calderone del disavanzo la giunta ha deciso di far slittare le due graduatorie. Può darsi che non ci fossero progetti meritevoli. Per il futuro certamente bisognerà stringere un po’ le maglie». Insomma, ci sarebbe l’autonomia del dirigente. Ma è anche vero che sui fondi alla cultura a settembre 2015 si rischiò la crisi di maggioranza, con l’aventino, poi rientrato, dei consiglieri Andrea Gerosolimo di Abruzzo Civico (poi diventato assessore) e Luciano Monticelli (Pd) contro il finanziamento dell’Isa (l’aquilana istituzione sinfonica abruzzese) e a difesa dell’Istituto Braga di Teramo e della giostra cavalleresca di Sulmona. In un commento a un servizio del blog lillimandara.it dal titolo «La rissa sui contributi», Daniela Santroni, ex consigliera regionale e oggi membro del coordinamento nazionale Sel ha spiegato: «Purtroppo i contributi del consiglio si sono sempre dati così (a pioggia, ndr) dai tempi della famigerata legge regionale 49 che distribuiva durante l'approvazione del bilancio oltre 4 milioni di euro. Nel 2006 fu abolita e oggi torna in forma mignon ... A decidere sono esclusivamente le appartenenze territoriali dei consiglieri presenti in aula». E’ in fondo l’accusa “politica” del sindaco di Lanciano Pupillo: «Ci fanno sentire emarginati come tutto il sud Abruzzo. I fondi vanno dati da Chieti-Pescara in su. Bisogna aprire una visuale sull’intero Abruzzo».

Ma anche fare chiarezza sui meccanismi. Per evitare che succeda quello che viene raccontato in una lettera aperta dall’operatrice culturale Daniela De Rentiis: «Non sono interessata a contestare gli importi o gli enti/associazioni che hanno ricevuto i contributi», scrive, «quello che non comprendo sono i criteri con i quali sono stati scelti alcuni eventi ed altri no. E' necessario specificare che dopo il ciclone De Fanis la faccenda fondi alla cultura si è fatta “nebbiosa” nel senso che bisogna aspettare che venga pubblicato il bando, chiamare ogni tanto il dipendente del settore cultura che con santa pazienza ti dice che il bando non è ancora stato emesso, che non ci sono i fondi sul capitolo, salvo poi leggere sul giornale che i contributi sono stati assegnati e che domani ne verranno assegnati altri sulla base del Furc».

«La barzelletta», scrive De Rentiis, «è che per un essere umano normale come me non è proprio facilissimo reperire informazioni su questa chimera di cui si parla in numerosi comunicati stampa (il Furc appunto), ma di cui non c'è traccia in altre sedi. Convinta di aver sbagliato i criteri di ricerca ho chiesto lumi, ma la nebbia si è fatta più fitta».

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