Il capitano degli Alpini che porta un sorriso in Africa

31 Dicembre 2014

L’AQUILA. «La nostalgia di casa e dell'Italia si fa sentire, ma il saper che concretamente la mia presenza qui renderà più sicuro e sereno il Natale della comunità e dei bambini di Bangui mi...

L’AQUILA. «La nostalgia di casa e dell'Italia si fa sentire, ma il saper che concretamente la mia presenza qui renderà più sicuro e sereno il Natale della comunità e dei bambini di Bangui mi rasserena e mi fa sorridere»: le parole di Marco Di Lorenzo, capitano teramano degli Alpini in missione Onu nella Repubblica Centrafricana, fanno subito rivolgere i nostri pensieri, in queste ore di Festa, ai tanti militari abruzzesi che il lavoro tiene lontani dalla loro regione e dalle loro famiglie. Il capitano Di Lorenzo, 33 anni, del nono reggimento dell’Aquila, è un po’ il simbolo di tutti coloro che sono impegnati in operazioni militari. Lui, poi, che vive ad Alba Adriatica, ma che è nato e cresciuto a Controguerra: il destino nel luogo di residenza, perché, come lui stesso fa notare, «un ufficiale dell'Esercito in operazione di pace non poteva che essere nato che a Controguerra...».

L’ufficiale teramano ha trascorso il suo quinto Natale in missione all'estero. Dopo essere stato in diversi scenari di guerra, questa volta il suo lavoro lo ha portato a Bangui, capitale della Repubblica Centraficana, teatro, dal marzo 2013, di violenti scontri e violazioni dei diritti umani. Ne è nata la Missione multinazionale Eufor Rca. «Per me è la missione forse più difficile, ma senza dubbio la più entusiasmante», ha raccontato, «lavorare in un contesto europeo mi ha fatto toccare con mano lo spirito dell'integrazione dell'unione».

A scaldare il cuore di tanti giovani alpini e militari dell'Esercito lontani da casa nei giorni delle festività, è soprattutto il contatto con la popolazione locale. «Centinaia di bambini affollano le strade ogni volta che siamo fuori per lavoro», ha proseguito Di Lorenzo, «molti dopo qualche giorno avevano gia imparato l'italiano e ci aspettano nello stesso posto per giocare, chiacchierare e fare foto. Amano scattare e farsi fare foto».