Il comitato porto: «Fare presto con il dragaggio»
ORTONA. Il Comitato porto di Ortona ha chiuso lunedì i lavori sul nuovo Piano regolatore portuale con un documento di quattro pagine votato all'unanimità. L'imperativo è fare presto col dragaggio per...
ORTONA. Il Comitato porto di Ortona ha chiuso lunedì i lavori sul nuovo Piano regolatore portuale con un documento di quattro pagine votato all'unanimità. L'imperativo è fare presto col dragaggio per cantierare l'ampliamento degli spazi con un nuovo terminal petrolifero che si estenderà con una grande colmata fino a 600mila metri cubi di riporto all'esterno del vecchio porto tra il molo guardiano nord e il nuovo molo nord, con una profondità di circa 400 metri. La preferenza del Comitato va alle sabbie di tipo A, le più pulite, che escluderebbero la necessità di casse di colmata sigillate e impermeabilizzate con i relativi alti costi. Un'ipotesi che sembra tagliata su misura del finanziamento regionale di 9 milioni di euro, che coprirebbe insieme dragaggio e allestimento di vasche di contenimento non sigillate. «Si evince chiaramente che nella ipotesi migliore di sabbie di tipo A», si legge nel documento finale del Comitato presieduto da Ennio Tiberio, «avremmo una quantità di materiale ottimale oltre che per il ripascimento anche per il riempimento. Questa ipotesi è la più vantaggiosa economicamente nella considerazione che il costo al metro cubo sarebbe più o meno identico tra ripascimento e riempimento della vasca di colmata/banchina, trovandosi così già pronta per il banchinamento di ampi spazi portuali». Vasche alla portata del budget per il dragaggio sarebbero anche quelle destinate a accogliere le sabbie relativamente pulite del tipo B1, ma a patto che siano in grado di trattenere le microparticelle potenzialmente inquinanti. Il documento finale del Comitato recita infatti che «senza la vasca di colmata/banchina rischiamo di non poter sostenere economicamente l'operazione dragaggio nella sua interezza nel caso di presenza, anche parziale, di sabbie di tipo B». Discorso diverso per le sabbie B2 e C, le categorie di appartenenza di gran parte del materiale che sarà scavato nel porto di Pescara. «Abbiamo messo un paletto fondante per il futuro dello scalo», argomenta Franco Musa, consigliere comunale tra i quattro che siedono nel Comitato, «che è l'elevazione dei materiali di dragaggio a elemento imprescindibile per l'ampliamento del porto e quindi l'incremento delle attività dell'occupazione e della posizione della nostra infrastruttura marittima nella portualità italiana che conta». La discussione è stata basata sulle carte del Piano, contenenti le indicazioni sull'aumento dei fondali punto per punto. E spicca la rinuncia al dragaggio della parte sud e dei moli di riva dello specchio d'acqua, con fondali che non supereranno i 6 metri.
Francesco Blasi
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