Pescara

Il muro delle città ferma il Sì. L’Abruzzo si ritrova spaccato

25 Marzo 2026

La forza del No di Pescara, Chieti, Teramo e anche L’Aquila ribalta il Sì di 157 paesi

PESCARA.

Il muro del No è stato tirato su, mattone dopo mattone, a Pescara (55,49%), Chieti (51,81%), Teramo (53,17%) e anche nella roccaforte del centrodestra e di Fratelli d’Italia, L’Aquila, con il Sì relegato al 47,61% sormontato dal No al 52,39. Se la politica è aritmetica, i numeri del referendum costituzionale sulla giustizia dicono che l’Abruzzo (51,77% No e 48,23% Sì) è spaccato e, stavolta, non è la solita faglia tra la costa e l’interno montano: è un terremoto politico che potrebbe ridisegnare la geografia del consenso. Il vento del No soffia nelle città e il Sì resta confinato tra i picchi della Maiella e le valli della Marsica. C’è l’Abruzzo dei grandi centri che boccia la riforma del governo Meloni – solo Avezzano e Sulmona tra le città con più di 20mila abitanti tengono alto il fronte del Sì – e c’è l’Abruzzo dei paesi sparsi che si confermano il motore del Sì. Un Abruzzo diviso tra grandi e piccoli: in 157 comuni vince il Sì; in 146 il No è avanti; pari in 4 casi.

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CUORE METROPOLITANO

A Pescara, il No va veloce e arriva al 55,49%, specchiandosi nel dato quasi identico di Spoltore e in quello di Montesilvano. È qui, nel cuore dell’area metropolitana, che la riforma sbatte contro il sospetto della classe media e il silenzio del terziario. Stessa storia nel Chietino in cui il No vince non soltanto per la spinta dei grandi centri come Chieti, Lanciano e Vasto, ma anche per una presenza più fitta nei paesi (41 comuni con un No sopra il 55% contro i soli 10 del Sì). In provincia di Chieti, il No è avanti anche nella Val di Sangro, culla dell’automotive: dove l’economia è più dinamica e legata all’industria e ai servizi, il voto asseconda le logiche politiche nazionali. Qui, la bocciatura della riforma sembra riflettere un clima di sfiducia verso il governo o una percezione di distanza dai cambiamenti proposti rispetto ai problemi quotidiani, a partire dalle crisi del lavoro. Teramo è una terra di mezzo in cui prevale il No grazie al capoluogo e ai centri costieri più popolosi ma quella del litorale nord è una linea spezzata: vince il Sì ad Alba Adriatica, Tortoreto e Martinsicuro.

MIRACOLO MARSICANO

Sul voto nei piccoli centri si sentono più l’influenza delle dinamiche locali e il protagonismo dei singoli amministratori che le linee di partito nazionali. In questo Abruzzo dell’entroterra, c’è anche il miracolo marsicano e sembra una vittoria personale del capogruppo regionale FdI Massimo Verrecchia e dell’assessore Mario Quaglieri, sempre FdI: se il capoluogo di regione si consegna al No nonostante l’asse tra il sindaco Pierluigi Biondi e il premier Giorgia Meloni – la sconfitta all’Aquila suona come un campanello d’allarme per il centrodestra –, la Marsica si trasforma nella sala macchine del Sì. Avezzano spinge al 53,52%, seguita da Trasacco che sfonda il muro del 60%; Sulmona tiene botta sul filo di lana (50,1%). Ma sono i borghi a mostrare percentuali muscolose: Cappadocia diventa la capitale del Sì con un bulgaro 75,1%, tallonata dai record di Roccaraso e Ovindoli. In 80 centri sui 108 della provincia dell’Aquila, vince il Sì ma sono vittorie di “quartiere” che non bastano ad alzare un argine al voto delle città: è la vittoria volante delle percentuali contro la forza dei voti assoluti al traguardo finale.

COSTA SPEZZATA

La provincia di Teramo sembra una scacchiera impazzita: il capoluogo boccia la riforma con il 53,17% e Giulianova arriva fino al 57,40%, ma la sorpresa giunge dal litorale nord che sceglie il Sì: Alba Adriatica, Tortoreto e Martinsicuro voltano le spalle al resto della costa abruzzese. Sembra un segnale chiaro: la Vibrata viaggia su una lunghezza d’onda diversa rispetto al Pescarese e al Chietino. Spostandosi verso il Gran Sasso e i Monti della Laga, il Sì ottiene percentuali altissime, simili a quelle registrate nell'Aquilano: oltre il 65% a Cortino, 63 a Castel Castagna, 62 a Valle Castellana.

ABRUZZO A DUE FACCE

E allora il referendum ci restituisce l’immagine di una regione a due facce: quella urbana e costiera che spinge per il No e quella montana e interna che si schiera per il Sì. In mezzo, i “comuni gemelli” con il referendum che diventa un corpo a corpo: a Liscia, Pennapiedimonte, Campo di Giove e Sant’Eusanio Forconese il risultato è un incredibile 50 a 50: in questi paesi spaccati al millimetro, l’ultima parola non è ancora scritta.