IL NAUFRAGIO DI UN CENTRO D’ECCELLENZA
SEGUE DALLA PRIMA. Gli animalisti della LAV non hanno dubbi e sono arrivati a metodi da investigatore privato per incastrare i dirigenti del grande polo di ricerca frentano: hanno registrato una...
SEGUE DALLA PRIMA. Gli animalisti della LAV non hanno dubbi e sono arrivati a metodi da investigatore privato per incastrare i dirigenti del grande polo di ricerca frentano: hanno registrato una conversazione telefonica con un responsabile che ammetteva la strage di animali. Un conto, dice la legge, è ammazzare i topolini nel quadro d'una vivisezione a scopo scientifico, un conto è ammazzarli e basta, gasandoli in massa. Non ci sono grandi pene in ballo, da quattro mesi a un massimo di due anni, e anche in caso di condanna di primo grado c'è da scommettere che con i giudizi successivi il castigo (eventuale) sarebbe comunque modesto. Ma è evidente che lo scopo della Lega AntiVivisezione è tenere il fiato sul collo di chi fa ricerca utilizzando gli animali, vigilando con ogni mezzo sull'uso reale che ne viene fatto.
Una prima sentenza, comunque, è già stata scritta dalla storia recente e questo episodio non fa che confermare quanto ingloriosa sia stata la fine di quello che fino a poco tempo fa era considerato un fiore all'occhiello dell'Abruzzo e dell'intera Italia centro-meridionale. Molto si è scritto sulle responsabilità del naufragio di uno dei pochi centri di ricerca che questa regione possa annoverare, un naufragio con il quale sono stati buttati a mare progetti in corso, professionalità importanti e strumentazioni sofisticate e costose.
Questo che si apre oggi è il processo a un capitolo, certo non il più importante, di un libro cominciato bene e finito malissimo. Ma tutto il resto della storia è ancora da chiarire bene e chissà che prima o poi qualcuno non si decida a farlo.
Gianni Lamacchia

