Il Pd boccia la scelta di D’Alfonso su Micucci

10 Settembre 2015

Il segretario Rapino: «La sua riconferma alla Fira rappresenta uno stop alle politiche di sviluppo»

PESCARA. Ventiquattrore dopo la decisione del governatore Luciano D’Alfonso (Pd) di nominare Rocco Micucci (area di centrodestra e sindaco di Rapino in provincia di Chieti) da presidente a segretario generale della società Finanziaria regionale (Fira) arriva la bocciatura del partito.

«Il Pd non si occupa tantomeno decide nomine e carriere, ma possiamo serenamente dare un giudizio negativo della gestione della Fira guidata da Micucci, insediato dal centrodestra nel novembre del 2009 come esponente di Forza Italia», sono le parole che utilizza il segretario regionale Marco Rapino alla luce della scelta del presidente della giunta regionale e riportata ieri dal Centro con il titolo “D’Alfonso si rafforza... a destra”.

Per Rapino non possono bastare come risultati in questi sei anni «gli spot pubblicitari o le interviste auto-promozionali per dimostrare di aver fatto un buon lavoro». «Finora gli annunci di rilancio, di piani di sviluppo, di crescita imprenditoriale ed occupazionale, annunciati da Micucci non si sono concretizzati, e se qualcosa è stato fatto, i risultati sono al di sotto delle aspettative e, soprattutto, delle risorse impiegate», afferma definendo deludente la gestione Micucci .

Entrando nel merito della nomina, pur riconoscendo che l'incarico di segretario non è gestionale, il giudizio del Pd su Micucci non cambia. «La sua riconferma rappresenta uno stop alle politiche di sviluppo», scrive Rapino sottolineando invece come l’Abruzzo «abbia bisogno di recuperare con urgenza il tempo fatto perdere dal centrodestra alle imprese e al mondo del lavoro».

«La giunta regionale», prosegue il segretario, «ha ben presente la necessità di attuare un nuovo efficiente modello di sviluppo per questo deve puntare su uomini, idee e scelte innovative. Gli enti regionali che si occupano di sviluppo, di credito, vanno ricondotti a un unico strumento e a un comune indirizzo di obiettivi. Il cambiamento va fatto nell'interesse di tutti i cittadini e per ridare spazio ai tanti giovani che proprio le troppe scelte sbagliate hanno tolto loro il futuro».