«Il problema-cinghiali? Vendiamoci la carne»
La proposta di Coldiretti alla Regione: attivare una filiera che porta reddito L’abbattimento, i controlli, la trasformazione e i risarcimenti fino al 100%
PESCARA. Come ti risolvo il problema dei cinghiali? Trasformandolo in risorsa. Cioé, sfruttando la carne dei cinghiali che vengono uccisi perché deleteri alle coltivazioni e diventati pericolosi anche per i cittadini.
Detto così verrebbe da domandarsi perché mai qualcuno non ci ha pensato prima: immettere sul mercato la pregiata carne dei cinghiali che popolano l’Abruzzo e dei quali si lamentano sempre più spesso le associazioni agricole.
La proposta arriva proprio da una di esse, la Coldiretti regionale, che chiede alla Regione di attivare la filiera degli ungulati insieme a una serie di altri punti fra i quali: rilevare la delega agli Atc (Ambiti territoriale di caccia) tuttora alle Province, creare un ufficio con competenze in grado di risolvere i problemi sulla base di segnalazioni e disagi, e fare in modo quindi che cessi quel fastidioso e anacronistico rimpallo di responsabilità fra Enti che non si parlano e continuano a non capirsi.
«Dopo anni di confronti, convegni, seminari e tavole rotonde è arrivato il momento di agire. Basta chiacchiere. Ognuno, per la propria competenza e responsabilità, deve compiere il proprio dovere per non perdere i propri diritti», è l’imperativo che guida la Coldiretti contro la proliferazione della fauna selvatica e in particolare dei cinghiali: «Cinghiali ladri di cibo, quindi, ma non solo. Cinghiali, bestie pericolose per l’incolumità del semplice cittadino. Che, in Abruzzo, mai come oggi deve fare i conti con una emergenza sulla quale, però, nessuno è ancora disposto a prendere le proprie responsabilità».
L’associazione conta che i danni accertati all’economia agricola ammontano a un milione e mezzo di euro l’anno e solo relativamente ai territori fuori dalle aree protette. A questi si devono aggiungere gli incidenti stradali e gli “assalti” tra mura domestiche e confini aziendali.
All’assessore regionale all’Agricoltura Dino Pepe viene chiesto un intervento «determinato e coraggioso» che si riassume in un maggiore coinvolgimento del mondo agricolo nelle attività di controllo e gestione della fauna selvatica.
Un nuovo percorso che coinvolga Asl (servizi veterinari), amministrazioni comunali e Atc sotto la lente della Regione (e non più delle Province).
«La filiera della carne di cinghiale partirebbe dall’abbattimento con il coinvolgimento quindi dei cacciatori, passerebbe per la fase di controllo e macellazione attraverso, ad esempio, quelle strutture che sono attualmente in disuso, e la fase di commercializzazione attraverso le aziende agricole», spiega il direttore Coldiretti, Alberto Bertinelli. La carne di cinghiale verrebbe posta in vendita mista a quella di maiale (perché altrimenti non sarebbe commestibile) e in questa fase di trasformazione verrebbero coinvolti gli agricoltori riuniti in cooperative o singoli privati. «Metteremmo in trasparenza la commercializzazione del prodotto e daremmo un reddito ad agricoltori e cacciatori», sottolinea il direttore.
Senza dimenticare poi che, fra le altre richieste, Coldiretti prevedere il risarcimento del 100% dei danni arrecati dalla fauna selvatica (ora al 24% e solo ai cinghiali) e di eliminare le zone di ripopolamento e cattura in quanto l’Abruzzo, a differenza delle altre regioni, già si caratterizza sproporzionatamente per l’elevata percentuale delle aree protette. (a.mo.)
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