Il pubblico impiego all’ultima protesta: per ora niente sciopero

26 Maggio 2016

Oggi la manifestazione a Pescara che vale come un appello «La Regione ha tanti problemi, risolviamoli con il dialogo»

PESCARA. Sonoi circa 72mila i lavoratori del pubblico impiego in Abruzzo che chiedono il rinnovo dei contratti di lavoro e il riconoscimento delle professionalità. Ma al contrario di altre regione, da noi oggi non scioperano. Partecipano a una manifestazione in piazza Italia a Pescara per sollecitare una riorganizzazione complessiva e tenere il dialogo aperto. Le vertenze aperte nella e con la Regione Abruzzo sono tante, ma impiegati, commessi, segretari e funzionari, rappresentati delle mille presenze che i sindacati Cgil, Cisl, Uil e Ugl prevedono per questa mattina, continuano a credere che solo attraverso il confronto si possono ricercare soluzioni condivise ed eque.

Il numero dei contratti negli enti locali e in società partecipate è diminuito del 6,6 per cento nella nostra regione (in confronto al 2007) più o meno in linea con le altre (vedi tabella accanto) e il costo del personale è contestualmente calato rispetto ai 32mila euro annuali registrati nel 2010 per ciascun dipendente.

Per lavoratrici e i lavoratori si tratta di una perdita secca del salario reale riconducibile alla protesta che avviene su scala nazionale e che chiede al governo il #ContrattoSubito!

Rita Candeloro (Fp Cgil)Vincenzo Traniello (Cisl Fp), Giuseppe De Angelis(Uil Fpl), Franco Migliarino (Uilpa) e Luigi Buzzelli (Ugl) partono dal principio che il lavoro pubblico può diventare un motore di sviluppo se offre a cittadini e alle imprese servizi di qualità, veloci e innovativi. «L'Abruzzo può diventare un modello tra le regioni se investe sulle risorse umane per migliorare l'efficacia, l'efficienza e la trasparenza dell'azione amministrativa» continuano elencando gli ostacoli da superare.

Al primo posto c’è il mancato decollo della riforma che prevede il trasferimento di alcune funzioni dalle Province alla Regione. Si passa ai consorzi industriali riorganizzati, ma che non riescono ad essere attrattivi con l'offerta di servizi adeguati. E c’è poi il piano socio sanitario e la sua gestione che, secondo i sindacati, non vanno di pari passo nella riorganizzazione del settore creando un serie di disagi ai dipendenti, «che nella sanità privata sono addirittura senza stipendio», e ai pazienti, «a cui vengono sistematicamente tagliate le prestazioni». «È necessario costruire modelli organizzativi moderni in ogni comparto pubblico, che valorizzi le competenze dei lavoratori» concludono, «e se il messaggio non dovesse essere recepito, beh, allora sì che si parlerà di sciopero anche in Abruzzo».(a.mo.)

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