Impiegati e commesse dicono no ai tagli su festivi e malattie

Non c’è solo il rinnovo del contratto fra i motivi della protesta «La crisi è una scusa per cancellare i nostri diritti acquisiti»
PESCARA. La grande distribuzione non è in crisi, quantomeno non con un'incidenza pari a quella che ha colpita i piccoli commercianti, i quali, però, paradossalmente, hanno mantenuto i vecchi contratti della Confcommercio. È la tesi espressa ieri da Luca Ondifero, segretario regionale della Filcalms Cgil, durante il presidio che una ottantina di addetti alla grande distribuzione ha organizzato sulla rotatoria posta di fronte al centro commerciale Pescara nord, nei pressi di Città Sant'Angelo, per protestare in seguito alla rottura delle trattative con la Federdistribuzione.
«È illogico», sottolinea Ondifero, «che la grande distribuzione - la quale, a differenza della piccola, non ha gli stessi problemi, o comunque, pur avendoli, li ha in maniera ridotta - pretenda di più da noi; mentre la piccola distribuzione, che aderisce a Confcommercio, ha mantenuto gli stessi contratti che si avevano in precedenza».
Tra bandiere e fischietti, sono arrivati dalle province di Chieti e Pescara i lavoratori - 5mila in totale in Abruzzo, - dei centri commerciali per dire “no”, soprattutto, a meno garanzie sui periodi di malattia e ad una maggiore flessibilità, e “sì” al rinnovo del contratto del lavoro, fermo a due anni e mezzo fa.
«Per ora, sul posto di lavoro non c’è stato alcun particolare disagio», precisa Sandra Serra, cassiera del supermercato Oasi di Francavilla, «però il contratto che ci hanno proposto è peggiorativo e il livello retributivo sarò inferiore a quello attuale. Perché», si chiede poi Serra, «rimettere in discussione i diritti già acquisiti?».
Per Tiziana Schirinzi, invece, addetta al centro commerciale Auchan, vicino all'aeroporto d'Abruzzo, uno dei punti è che «quando siamo entrati, nel 1998, la domenica era considerata orario di lavoro straordinario, mentre ora, forse, hanno intenzione di cessare di considerarlo orario straordinario. Tuttavia», continua la commessa, «si stanno facendo passi indietro, per quanto riguarda i nostri diritti e nulle stanno per diventare le lotte passate».
Carmine Verna, un altro addetto alle vendite della Gdo, stavolta dell'iper Pescara nord, fa un resoconto della situazione, già disagiata: «Noi siamo in regime di solidarietà e dunque, per evitare che ci fossero 50 esuberi, ci siamo ridotti lo stipendio del 20%. In più, c'è dell'altro da considerare», prosegue: «Di domenica siamo costretti a presenziare più settori per la mancanza del personale e, a volte, si creano delle file, per gli avventori, ad esempio solo per prendere del prosciutto, con il rischio che la volta successiva, a causa del tempo impiegato negli acquisti, il cliente non ritorni più».
Ilaria Di Iorio, impiegata presso Zara, nel Megalò di Chieti, sottolinea altri due aspetti che hanno portato alla protesta: «Non vogliono riconoscerci i primi tre giorni di malattia, che a questo punto dovrebbero andare a carico dell'Inps. E poi», rimarca, «c'è il rischio che salti la quattordicesima».
Vito de Luca
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