In Abruzzo l’agriturismo non cresce più
L’Istat: resta fermo il numero (575) di aziende sul territorio. La cucina della nonna non basta più, arrivano gli agri-chef
PESCARA . Sono 575 le attività agrituristiche censite in Abruzzo nel 2017. A rivelarlo è il nuovo report dell’Istat, che fotografa a livello nazionale 23.406 aziende agrituristiche autorizzate, 745 in più rispetto all’anno precedente (+3,3%).
L’ABRUZZO NON CRESCE. Un dato che non trova riscontro in Abruzzo, fermo ai numeri del 2016, quando non solo non sono state autorizzate nuove aperture, ma ben 62 attività hanno chiuso i battenti. Un settore, tuttavia, che in regione muove da solo un fatturato stimato in circa 10 milioni di euro, al quale va aggiunto quello derivante dall’attività agricola. Sì, perché soltanto le aziende agricole, e quindi gli imprenditori del settore, sono autorizzati all’apertura di un agriturismo, attività che la legge considera collaterale a quella principale, concepita per dare un’integrazione al reddito degli agricoltori, alle prese con bilanci spesso difficili.
I NUMERI. Nella nostra regione, spiega l’Istat, sulle 575 attività presenti 187 si trovano in montagna e 388 in collina; sono 266 quelle gestite da donne e 309 quelle a conduzione maschile, per un totale di 6200 posti letto e 13.867 posti a sedere (quelli conteggiati nelle aziende che si occupano di ristorazione e degustazione). In Abruzzo 70 attività agrituristiche offrono anche la possibilità di andare a cavallo, 5 di fare escursioni, una di destreggiarsi in osservazioni naturalistiche, 20 di praticare mountain biking, 134 di praticare altri sport; sempre in Abruzzo sono presenti 54 fattorie didattiche.
LE SFIDE. Se da un punto di vista numerico l’Abruzzo non cresce, dal punto di vista delle idee e della capacità di innovare la nostra regione non è seconda ad alcuno. La nuova frontiera, spiega Gabriele Maiezza, presidente di Terranostra, un’associazione di imprese agrituristiche nata sotto l’egida di Coldiretti, è rappresentata dal sociale. Spazio, quindi, all’agri-asilo, all’agri-tata, all’agri-casa di riposo; soluzioni innovative, ma profondamente legate alla nostra tradizione contadina.
L’AGRI-CHEF. Ed è proprio in questa ottica che Terranostra ha già formato 13 agri-chef, con tanto di attestato. Figure nate per valorizzare i piatti “poveri” delle nostre campagne e proporli in chiave moderna, che sono già al lavoro in diversi agriturismi della regione.
NUOVO SLANCIO. «Sicuramente», spiega Maiezza, «il numero delle attività agrituristiche abruzzesi è stabile, anche se il settore risente un po’ dell’impronta Anni ’80, e ha bisogno di slancio e nuova linfa vitale. Soprattutto», enfatizza, «bisogna che l’agriturismo sia autentico, e perché venga rispettato questo requisito c’è bisogno che dietro ci sia un’azienda agricola». Una circostanza facilmente verificabile da parte di chi sceglie l’agriturismo per una cena o una vacanza.
IL RIMPROVERO. «In Abruzzo», dice ancora Maiezza, «abbiamo una legge ottima, una delle più avanzate e rigide a livello nazionale. Quello che manca ancora è l’attuazione dei regolamenti e il coordinamento tra le varie attività turistiche. Chi sceglie oggi l’agriturismo vorrebbe trovare anche qualcosa da fare. I clienti sono sempre più esigenti, ed è per questo che abbiamo formato gli agri-chef, che a livello nazionale sono già circa 500. In Abruzzo la ricettività soffre un po’ rispetto a regioni come la Toscana. Servirebbero più controlli, per verificare l’autenticità dell’agriturismo, soprattutto per quanto riguarda la ristorazione. In genere un agriturismo contribuisce per il 30-40% al fatturato dell’azienda agricola. Se questa percentuale comincia a essere del 70% qualche domanda bisognerebbe porsela».

