In agricoltura norme e tetti più flessibili

17 Giugno 2016

PESCARA. In agricoltura sono stati venduti 2,2 milioni di voucher nel 2015 che sul totale complessivo di 115 milioni rappresentano appena l’1,9%. È quanto emerge da una analisi della Coldiretti in...

PESCARA. In agricoltura sono stati venduti 2,2 milioni di voucher nel 2015 che sul totale complessivo di 115 milioni rappresentano appena l’1,9%. È quanto emerge da una analisi della Coldiretti in occasione delle modifiche alla disciplina dei «voucher lavoro» introdotte dal Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro del lavoro. I voucher - sottolinea la Coldiretti - sono stati introdotti per la prima volta in Italia nell’agricoltura con la vendemmia 2008 per far fronte alle specificità di un settore fortemente condizionato dalla stagionalità della raccolta e dall’andamento climatico. Da allora - precisa la Coldiretti - il loro utilizzo e stato esteso ed ora è divenuto nettamente prevalente nei settori dell’industria e del terziario che ne assorbono la stragrande maggioranza.

Il decreto del governo apporta alcune modifiche recepite positivamente dalla Coldiretti. Ai soli imprenditori del settore agricolo viene invece riconosciuta non solo una maggiore elasticità nella comunicazione (potrà essere effettuata la comunicazione 60 minuti prima dell’inizio della prestazione che potrà avere durata fino a 7 giorni. «Qualora si avesse necessità di una prestazione che vada oltre i 7 giorni, ad esempio 12 giorni», spiega l’associazione agricola, «sarà necessario effettuare una seconda comunicazione) ma, questa volta per legge, la possibilità di ricorrere al voucher con un tetto di 7.000 euro annui per singolo prestatore, come ripetutamente in questi mesi sostenuto dalla Confederazione ma fino ad oggi disconosciuto dall’Inps».

«Il legislatore», continua la Coldiretti, «ha riconosciuto l’evidenza che da una parte l’agricoltura è già soggetta a norme stringenti sul lavoro accessorio, sia in termini di attività (solo attività stagionali) che in termini di percettori utilizzabili (pensionati studenti e percettori di prestazioni integrative) ma soprattutto che, dall’altra, il settore agricolo ha saputo dimostrare in questi anni come l'utilizzo dei voucher non servisse a destrutturare o precarizzare il mercato del lavoro ma al contrario dovesse integrarsi nel sistema dell’occupazione di settore quale efficace strumento di emersione di segmenti occupazionali altrimenti destinati a restare sommersi».