Indennizzo emofiliaci Stop rivalutazioni per 560

29 Novembre 2014

PESCARA. Per i 560 emofiliaci abruzzesi, che godono dell’indennizzo relativo alla ex legge 210 del 1992, a parte i 38 che si sono rivolti al giudice del lavoro, dopo anni di attesa, ancora nessuna...

PESCARA. Per i 560 emofiliaci abruzzesi, che godono dell’indennizzo relativo alla ex legge 210 del 1992, a parte i 38 che si sono rivolti al giudice del lavoro, dopo anni di attesa, ancora nessuna rivalutazione dell’assegno bimestrale che ricevono per essere stati infettati o da vaccinazioni obbligatorie o da trasfusioni con sangue infetto, principalmente dal virus dell'epatite C. Una situazione che condividono solo con il Veneto e la Calabria, mentre i beneficiari dell'assegno di tutte le altre regioni già da tempo si sono visti adeguare l’indennizzo, valido vita natural durante, con tanto di arretrati per le rivalutazioni non percepite negli anni precedenti.

Una disparità per via di un braccio di ferro Stato-Regioni, i quali si rimpallano le responsabilità, e sul quale pesa la sentenza della Corte europea dei Diritti dell’Uomo, la quale nel 2013 ha dato torto all’Italia nella misura in cui nel decreto legge 78 del 2010 non aveva previsto la rivalutazione dell’indennità, secondo gli indici Istat, nella sua quota integrativa, avendola calcolata solo su quella base. Un adeguamento che dovrebbe arrivare dallo Stato, ancora non erogato, e per il quale, in sua assenza, quasi tutte le regioni Italiane hanno deciso di farsi carico, andando a stornare i fondi necessari da altre voci di bilancio, pur di erogare l’indennità rivalutata. Ma l’Abruzzo no, in quanto la regione ha ritenuto di non poter attingere al Fondo Sanitario regionale poiché l’indennizzo non è considerato tra i livelli essenziali di assistenza, pur essendo obbligatorio in quanto ha natura assistenziale. A parte, però, per i 38, ai quali dal prossimo primo gennaio se ne aggiungerà un altro, i quali avendo ottenuta una sentenza di condanna del ministero della Salute per il pagamento degli arretrati e per l’adeguamento agli indici Istat (la stragrande maggioranza degli emofiliaci, quelli dell’ottava categoria, in Abruzzo, fino a quest’anno, hanno ricevuto più o meno 1.105 euro ogni due mesi, a fronte dei 1.503 che avrebbero dovuti ricevere), sono riusciti ad ottenere la rivalutazione. E dopo una serie di conferenze Stato-Regioni, che quest’anno si sono susseguite, e di cui capofila è il Veneto, l’Abruzzo ha chiesto 13 milioni allo Stato, quelli che occorrerebbero per gli arretrati e l’adeguamento degli indennizzi da pagare, anche a seguito di un’interrogazione parlamentare, presentata a gennaio, e firmata anche dalla senatrice del Pd Stefania Pezzopane. Ma nulla. Anzi, nel ping pong Regione-Stato, la posizione del ministero della Salute è apparsa chiara, riportando una nota della Ragioneria generale dello Stato del 10 marzo 2013. «Trattandosi di funzioni oramai conferite alle Regioni, queste ultime dovrebbero assumersi la relativa responsabilità amministrativa e farsi carico degli oneri derivanti da fatti accaduti successivamente al conferimento», hanno scritto da via XX settembre, e dunque «dovrà essere cura delle Regioni reperire nell’ambito dei propri bilanci le risorse finanziarie necessarie per garantire l’erogazione degli indennizzi». Pertanto, hanno poi aggiunto dal ministero della Salute, nel febbraio scorso, «è compito delle Regioni porre in essere gli opportuni interventi finalizzati all'erogazione dell’indennizzo e all’adeguamento dello stesso al tasso di inflazione programmato per la componente indennità integrativa speciale». Insomma, i 13 milioni che occorrono per gli emofiliaci abruzzesi, secondo il Mef, li dovrebbe tirare fuori la Regione.

Vito de Luca

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