«Iniziative insufficienti su famiglie e imprese»

Onorevole Luigi D’Eramo sono arrivati dall’inizio dell’emergenza 10 decreti, 20 ordinanze della protezione civile e diverse autocertificazioni. Pensa sia stato fatto abbastanza e in modo corretto?«Il...
Onorevole Luigi D’Eramo sono arrivati dall’inizio dell’emergenza 10 decreti, 20 ordinanze della protezione civile e diverse autocertificazioni. Pensa sia stato fatto abbastanza e in modo corretto?
«Il fatto che siano usciti 5 modelli di autocertificazioni che hanno gettato nel panico la popolazione significa che c’è stato un grande caos e questo è stato evidente fin da subito. Come Lega abbiamo chiesto immediatamente la chiusura di tutto ciò che non era essenziale e c’è stato un ritardo in questo senso. Volevamo che si procedesse immediatamente con le chiusure per evitare la propagazione del virus, ma non siamo stati ascoltati. C'è stato purtroppo un grande caos che non ha fatto bene all'Italia».
Conte ha varato il decreto “Cura Italia” con migliaia di euro per famiglie, lavoro e attività produttive, ma economicamente a detta delle opposizioni non basta.
«Le iniziative portate avanti dal Governo sono insufficienti dal punto di vista economico, sia per quanto riguarda il sostegno alle famiglie, sia per quello riservato alle imprese. Ci siamo messi a disposizione come partito e abbiamo chiesto tramite emendamenti ora al vaglio del Senato risoluzioni chiare dei problemi esistenti. Oggi ci troviamo di fronte a famiglie, microimprese e imprese più grandi che versano in una situazione di grande difficoltà. A nostro avviso doveva essere applicato il modello francese con lo Stato garante con le banche per l’imprenditore. E poi ci voleva la sospensione dell’anticipo tasse, il blocco totale delle bollette e altre iniziative simili perché un’impresa o un lavoratore autonomo che non incassano è chiaro che non possono onorare gli impegni con il fisco».
Secondo lei come andava curata questa nazione?
«È di tutta evidenza che bisogna avere coraggio fin dai primi giorni dell'emergenza coronavirus di andare a trattare con l’Europa e far comprendere che è giunto il momento di cambiare rotta. Non si può più andare avanti così, l’Europa è ora che si dimostri non l'Europa delle banche, ma l’Europa dei popoli. Deve garantire apporto e sostegno economico ma non attraverso il ricorso al Mes, pensato per chi non aveva più mercato e non per la gestione di un’emergenza. Servono iniezioni di denaro per sostenere le nuove situazioni di indigenza economica che si sono create a causa di questa situazione e per guardare a un rilancio completo. Abbiamo presentato degli emendamenti come Lega che hanno l'obiettivo di riuscire a finanziare le microimprese e i lavoratori autonomi che possono ripensare le proprie attività. Per esempio oggi ci sono attività chiuse che potrebbero riaprire riorganizzandosi magari con il servizio a domicilio. Queste realtà, però, da sole non ce la fanno ed è evidente che vanno aiutate dal governo».
Sembra ci sia un vero e proprio vocabolario del coronavirus: mascherine, picco, lockdown e molti altri vocaboli simili. Sono tutti termini che ormai usiamo quotidianamente. Poi ascoltiamo gli annunci via social di Conte, il bollettino della Protezione civile e mandiamo le richieste d’aiuto all’Inps via web. In che modo è stato gestito fino a ora tutto questo?
“Innanzitutto va detto subito che i 600 euro dell’Inps sono una lavata di mano rispetto al dramma che stanno vivendo le partite Iva. Questa procedura iperburocratica, quasi folle e limitativa, ha creato solo ansia nei lavoratori del settore. Penso per esempio ai tanti commercialisti che si sono ritrovati in grande difficoltà. Poi con i sistemi informatici dell’Inps che vanno in tilt non credo che si sia fatta una bella figura. È particolare il fatto che quando si salta il pagamento dell’Inps vieni raggiunto da una raccomandata in mora ovunque ti trovi e quando devi prendere i soldi da loro invece è tutto difficile. In una situazione di emergenza a mio avviso bisognerebbe sburocratizzare tutto perché altrimenti la burocrazia crea un’emergenza nell’emergenza. Bisogna far arrivare il cittadino a quello di cui necessita nel minor tempo possibile».
Da qualche giorno si è riaperto il dibattito politico nonostante fosse stata chiesta unità. Serviva tutto questo?
«Fin dall’inizio dell’emergenza abbiamo sempre offerto totale e completa apertura anche mettendo a disposizione economisti, giuristi e le migliori menti della Lega. Portando avanti l’ascolto con le associazioni, i sindacati, le famiglie, le forze dell’Ordine abbiamo tradotto tutte le loro richieste in proposte emendative. Ora se tutto questo non viene accolto dal governo oltre alle frasi di rito non si andrà oltre. Aspettiamo un’apertura completa da parte della maggioranza».
Cosa ci resterà del coronavirus?
«La straordinarietà del popolo italiano fatto di tante eccellenze e tanto cuore. L’immagine che mi ha toccato di più è stata quella dei mezzi dell’Esercito in fila che trasportavano le bare a Bergamo. Ma anche i volti di tanti operatori sanitari, stanchi e sfiniti che rappresentano l’immagine della disperazione ma anche quella della speranza». (e.b.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA
«Il fatto che siano usciti 5 modelli di autocertificazioni che hanno gettato nel panico la popolazione significa che c’è stato un grande caos e questo è stato evidente fin da subito. Come Lega abbiamo chiesto immediatamente la chiusura di tutto ciò che non era essenziale e c’è stato un ritardo in questo senso. Volevamo che si procedesse immediatamente con le chiusure per evitare la propagazione del virus, ma non siamo stati ascoltati. C'è stato purtroppo un grande caos che non ha fatto bene all'Italia».
Conte ha varato il decreto “Cura Italia” con migliaia di euro per famiglie, lavoro e attività produttive, ma economicamente a detta delle opposizioni non basta.
«Le iniziative portate avanti dal Governo sono insufficienti dal punto di vista economico, sia per quanto riguarda il sostegno alle famiglie, sia per quello riservato alle imprese. Ci siamo messi a disposizione come partito e abbiamo chiesto tramite emendamenti ora al vaglio del Senato risoluzioni chiare dei problemi esistenti. Oggi ci troviamo di fronte a famiglie, microimprese e imprese più grandi che versano in una situazione di grande difficoltà. A nostro avviso doveva essere applicato il modello francese con lo Stato garante con le banche per l’imprenditore. E poi ci voleva la sospensione dell’anticipo tasse, il blocco totale delle bollette e altre iniziative simili perché un’impresa o un lavoratore autonomo che non incassano è chiaro che non possono onorare gli impegni con il fisco».
Secondo lei come andava curata questa nazione?
«È di tutta evidenza che bisogna avere coraggio fin dai primi giorni dell'emergenza coronavirus di andare a trattare con l’Europa e far comprendere che è giunto il momento di cambiare rotta. Non si può più andare avanti così, l’Europa è ora che si dimostri non l'Europa delle banche, ma l’Europa dei popoli. Deve garantire apporto e sostegno economico ma non attraverso il ricorso al Mes, pensato per chi non aveva più mercato e non per la gestione di un’emergenza. Servono iniezioni di denaro per sostenere le nuove situazioni di indigenza economica che si sono create a causa di questa situazione e per guardare a un rilancio completo. Abbiamo presentato degli emendamenti come Lega che hanno l'obiettivo di riuscire a finanziare le microimprese e i lavoratori autonomi che possono ripensare le proprie attività. Per esempio oggi ci sono attività chiuse che potrebbero riaprire riorganizzandosi magari con il servizio a domicilio. Queste realtà, però, da sole non ce la fanno ed è evidente che vanno aiutate dal governo».
Sembra ci sia un vero e proprio vocabolario del coronavirus: mascherine, picco, lockdown e molti altri vocaboli simili. Sono tutti termini che ormai usiamo quotidianamente. Poi ascoltiamo gli annunci via social di Conte, il bollettino della Protezione civile e mandiamo le richieste d’aiuto all’Inps via web. In che modo è stato gestito fino a ora tutto questo?
“Innanzitutto va detto subito che i 600 euro dell’Inps sono una lavata di mano rispetto al dramma che stanno vivendo le partite Iva. Questa procedura iperburocratica, quasi folle e limitativa, ha creato solo ansia nei lavoratori del settore. Penso per esempio ai tanti commercialisti che si sono ritrovati in grande difficoltà. Poi con i sistemi informatici dell’Inps che vanno in tilt non credo che si sia fatta una bella figura. È particolare il fatto che quando si salta il pagamento dell’Inps vieni raggiunto da una raccomandata in mora ovunque ti trovi e quando devi prendere i soldi da loro invece è tutto difficile. In una situazione di emergenza a mio avviso bisognerebbe sburocratizzare tutto perché altrimenti la burocrazia crea un’emergenza nell’emergenza. Bisogna far arrivare il cittadino a quello di cui necessita nel minor tempo possibile».
Da qualche giorno si è riaperto il dibattito politico nonostante fosse stata chiesta unità. Serviva tutto questo?
«Fin dall’inizio dell’emergenza abbiamo sempre offerto totale e completa apertura anche mettendo a disposizione economisti, giuristi e le migliori menti della Lega. Portando avanti l’ascolto con le associazioni, i sindacati, le famiglie, le forze dell’Ordine abbiamo tradotto tutte le loro richieste in proposte emendative. Ora se tutto questo non viene accolto dal governo oltre alle frasi di rito non si andrà oltre. Aspettiamo un’apertura completa da parte della maggioranza».
Cosa ci resterà del coronavirus?
«La straordinarietà del popolo italiano fatto di tante eccellenze e tanto cuore. L’immagine che mi ha toccato di più è stata quella dei mezzi dell’Esercito in fila che trasportavano le bare a Bergamo. Ma anche i volti di tanti operatori sanitari, stanchi e sfiniti che rappresentano l’immagine della disperazione ma anche quella della speranza». (e.b.)
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