L'Abruzzo chiama Avanti i migliori

Il dramma della politica italiana e del suo distacco dal Paese reale va superato con l'impegno delle risorse migliori
E’ stata una settimana contrassegnata da molti avvenimenti quella che ci lasciamo alle spalle. A cominciare dalle polemiche connesse all’ultimo scandalo Consip, la centrale di acquisti nazionale. Ma soprattutto è stata la settimana della marcia di quasi duemila abruzzesi su Roma, per reclamare efficaci azioni di governo a fronte dei disastri e dei danni provocati dall’ondata di maltempo e dal terremoto.
Una marcia annunciata e maturata dopo manifestazioni, convegni, visite istituzionali e appelli, con tanto di richieste a ministri e governo.
Cittadini esasperati quelli che sono montati sui pullman organizzati per il viaggio nella capitale, che con i loro sindaci, presidenti di provincia e anche parlamentari volevano certo protestare ma soprattutto avere risposte concrete ai loro bisogni.
Ebbene, cosa è successo? E’ successo che nelle auguste aule parlamentari si sono sentiti ad un certo punto anche rispondere “dobbiamo capire”, “dobbiamo vedere”, e via di questo passo. Tutto ciò, si badi bene, a fronte di una marcia annunciata e di richieste stranote da tempo.
Abbiamo riferito con gli articoli dei nostri inviati delle proteste che ne sono seguite. A cominciare da quelle del sindaco di Chieti Umberto Di Primio.Che senza giri di parole ha indicato a tutti i rischi di questo andazzo: «C’è il rischio di vedere tutti i comuni interessati in dissesto finanziario prima della fine dell’estate».
Ecco, questo andazzo bene illustra il dramma della politica italiana e del suo distacco dal paese reale. Con una economia in affanno, l’occupazione in crisi, le famiglie disperate, la risposta della politica stenta sempre ad arrivare nei tempi giusti. E si capisce perché. Nella capitale (ma non solo) i partiti e i loro vertici sono troppo affaccendati in altre cose. A polemizzare, a scindersi, a fronteggiare lo scandalo di turno, a discettare di privilegi che dovrebbero essere stati cancellati da decenni.
Certo, c’è anche la buona politica. E ci sono anche i buoni politici, per fortuna. Solo che stentano a farsi largo, ad affermarsi. Insieme alle ragioni del buongoverno cui i cittadini aspirano, come hanno spesso dimostrato negli ultimi venti anni nel segreto delle urne e a colpi di referendum. C’è da sperare perciò che le migliori risorse del Paese vengano fuori a questo punto e al più presto. Per tirare fuori l’Italia dalla crisi di sistema nella quale si è cacciata e prima che sia troppo tardi.
Primo Di Nicola

