«L’Eni dovrà pagare anche altri Comuni»

Il legale che ha sconfitto il Cane a sei zampe: la loro tesi non regge, il prossimo scontro sarà sulla quantificazione dei costi
PESCARA. «L’Eni di sicuro dovrà pagare l’Ici sulle piattaforme petrolifere, ma al momento non si quanto, nè quando. D’altra parte basta ricordare che stiamo parlando di una causa che va avanti da diciassette anni e che solo per tornare dalla commissione regionale alla Cassazione ha impiegato dieci anni...». Ferdinando D’Amario è l’avvocato del Comune di Pineto e della società Assoservizi che ha sconfitto il gigante petrolifero nella battaglia sull’Ici (imposta comunale sugli immobili) applicabile anche alle piattaforme offshore, in particolare agli storici quattro impianti che Eni ha al largo del comune teramano: “Squalo”, “Fratello Cluster”, “Fratello Est” e “Fratello Nord”.
La Cassazione ha chiuso la vicenda nata nel 1999, quando il Comune notificò all'Eni l’accertamento Ici relativo agli anni 1993-1998 e rimandato alla Commissione tributaria regionale per la quantificazione della somma da pagare da parte dell'Eni.
«Il Comune», riprende l’avvocato che ha studio all’Aquila, «ha in via presunta calcolato 14 milioni di euro a titolo di maggior imposta, poco più di 14milioni a titolo di sanzioni per omesso versamento di omessa dichiarazione, e poco meno di 5 milioni per interessi. Però la Cassazione ha detto che, a causa della particolarità della materia, non si devono pagare i 14 milioni delle sanzioni. Ma oltre al primo accertamento, altri tre sono al momento pendenti, in riferimento ai periodi 1999-2004, 2007-2009, e 2010-2011, tutti relativi alle stesse piattaforme. Perciò se tanto mi dà tanto, il Comune dovrebbe incassare 19 milioni ogni quinquennio».
Però...
«C’è il problema della quantificazione, aspetto sul quale ci andremo a scontrare. La Cassazione ha detto che la determinazione non può essere quella fatta da Assoservizi per conto del Comune. In relazione a queste attività i giudici dicono che l'ammontare si calcola su valori contabili, su registri dei beni contabili. Il problema è che l'Eni non ha reso mai disponibili questi costi. Bisognerà vedere che atti tirerà fuori Eni tenendo conto che gli importi di accatastabilità saranno diversi a seconda dei periodi».
Avvocato, l’Eni sostiene che l’Ici è stata superata dalle legge di stabilità 2016 con la norma sugli imbullonati.
«Beh, la Cassazione si è espressa. Ad ogni modo dico che la loro risposta non mi convince perché non rileva nulla sulle cause pregresse. Per di più in quell'epoca c'era giurisprudenza che dava quei termini, per di più la Cassazione nel 2005 aveva escluso già un analogo problema. Si tratta di uno dei tanti argomenti tirati fuori surrettiziamente per 15 anni. Di fatto c’è che abbiamo litigato per far si che un bene posto a mare fosse rilevabile ai fini Ici. Eni si è difesa dicendo che il mare non è bene demaniale, ma che c'entra? In realtà stiamo parlando di un bene messo nel mare. E la sentenza ha chiarito il rapporto tra la legge finanziaria del 2015 e la circolare ministeriale che fa da riferimento alla legge ai fini della quantificazione della base imponbile in sede di di accatastamento. E da qui non si scappa».
Quindi tutte le società petrolifere dovranno pagare l’Ici pregresse?
«La s entenza fa stato soltanto tra le parti, gli altri giudici dovranno tenerne conto. E poi occorre tener presente la prescrizione: in pratica i Comuni che non hanno presentato richieste Ici prima del 2011 sono fuori».
Lei quanti Comuni assiste?
«Una decina, due in Abruzzo, Pineto e Torino di Sangro, gli altri nelle Marche, in Molise (Termoli), in Sicilia».
E sono tutte imposte antecedenti il 2011?
«Certo».
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