La giustizia della Chiesa? «Celere, vicina e gratuita»

Inaugurato a Chieti l’anno giudiziario del Tribunale ecclesiastico regionale L’obiettivo: stare vicini ai fedeli che soffrono per il fallimento del matrimonio
CHIETI. Una giustizia che funziona in Italia? Forse bisogna rivolgersi ai Tribunali Ecclesiastici, già piuttosto efficienti per tradizione e resi ancora più reattivi dopo la sferzata data da papa Francesco con il “motu proprio” entrato in vigore l’8 dicembre scorso, per rendere più accessibili e agili le procedure per l’annullamento dei matrimoni.
Una riforma profonda, che è stata al centro della relazione con cui è stato inaugurato l’anno giudiziario 2016 del Tribunale Ecclesiastico Abruzzese Molisano, che ha sede nel Seminario San Pio X di Chieti. A fare gli onori di casa c’era l’Arcivescovo Bruno Forte, che guida anche la Conferenza episcopale delle due regioni, mentre il punto dell’attività è stato fatto dal vicario giudiziale don Antonio De Grandis: «I principi su cui si fonda la spinta riformatrice del Papa», ha spiegato il sacerdote pescarese, «sono tre: celerità, prossimità e gratuità», aggiungendo che «il nostro tribunale ha accolto con favore l’anelito pastorale del Santo Padre ad esercitare la giustizia nella misericordia nei confronti dei fedeli che vivono la sofferenza per il fallimento del loro matrimonio».
Per quanto riguarda la celerità, don De Grandis ha ricordato come sia stato introdotto un processo abbreviato per i casi in cui la nullità del matrimonio sia sostenuta da prove particolarmente evidenti, con l’abolizione della cosiddetta “doppia conforme obbligatoria”. Quanto alla prossimità, invece, consiste nell’evitare il più possibile ai fedeli lunghe trasferte per raggiungere i tribunali, dando la possibilità di svolgere le istruttorie per l’annullamento dei matrimoni nelle singole diocesi. La gratuità, infine, punta chiaramente ad evitare che lo scioglimento del legame nuziale sia riservato solo alle classi più abbienti, in grado di pagarsi buoni avvocati: il vicario giudiziale ha ricordato che già nel 2015 un terzo delle procedure è stato assistito dal gratuito patrocinio, grazie a fondi messi a disposizione dalla Conferenza Episcopale, ma la percentuale è destinata ad aumentare dopo le raccomandazioni contenute nel “motu proprio” papale. Riforma che sta portando lavoro in più al Tribunale Ecclesiastico di Chieti, avendo spalancato le porte della giustizia della chiesa «alle fasce più deboli e fragili sul piano economico». Quanto alle cause che portano agli annullamenti, le statistiche fornite ieri hanno dimostrato che le motivazioni più frequenti sono due: il “grave difetto di discrezione di giudizio per immaturità psicoaffettiva” e la “esclusione dell’indissolubilità del vincolo”, situazioni chiaramente presenti anche in uno soltanto dei due coniugi. Don De Grandis ha concluso esortando i parroci a far conoscere il lavoro del tribunale, lamentando il fatto che da alcune zone (L’Aquila e Campobasso su tutte n.d.r.) arrivino pochissime cause. L’incontro è stato concluso da una dotta lectio del teologo milanese mons. Pierangelo Sequeri sul tema della Misericordia come “architrave della vita della Chiesa”.
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