La grande fuga dalle università abruzzesi: -24% negli ultimi dieci anni

4 Marzo 2026

La regione risulta meno attrattiva, mentre il Nord e le telematiche fanno il pieno. Il rettore della D’Annunzio: «Pesano alloggi e denatalità, ma stiamo reagendo»

PESCARA. Se nel resto d’Italia il sistema universitario cresce, in Abruzzo sprofonda. Tra il 2015 e 2025 il numero di studenti universitari ha infatti registrato un crollo del 24%, in controtendenza rispetto al quadro nazionale che, nello stesso periodo, ha registrato una crescita del 19%. E come volevasi dimostrare, è ancora una volta il Nord a trainare il settore. I dati arrivano dal quinto rapporto dell’osservatorio Mheo (Milan higher education observatory) – riportato da Il Sole 24 Ore – e descrivono un’Italia che cresce, ma in modo disomogeneo: gli iscritti complessivi alle università italiane superano i 2,3 milioni, con un incremento di 323 mila studenti nei 92 atenei della penisola. A sorprendere, però, è il boom delle università telematiche, che segnano una crescita che possiamo definire “figlia” dell’incremento del costo della vita e, soprattutto, del caro affitti: più 460,5%.

IL SOLITO DIVARIO

Il copione, purtroppo, è sempre lo stesso: il quadro territoriale evidenzia una frattura evidente tra Nord, Sud e Isole. Il primo consolida il ruolo di capofila; il Lazio cresce del 10% mentre la Toscana resta stabile. Nel Mezzogiorno, invece, si registra un arretramento significativo: Campania -12%, Calabria -16%, Puglia -25%, Basilicata -25%, Abruzzo -24%, Molise -2%, Sicilia -6%, Sardegna -9%. E mentre si leggono questi dati, in valori assoluti la Lombardia e l’Emilia-Romagna concentrano rispettivamente 37 mila e 31 mila studenti in più rispetto a 10 anni fa. Non è solo una questione di denatalità: cresce sempre di più la mobilità studentesca verso il Centro-Nord, dove l’offerta formativa e le opportunità occupazionali appaiono più attrattive.

LE RAGIONI E IL RECUPERO

Il rettore dell’Università degli studi D’Annunzio Chieti-Pescara, Liborio Stuppia, interviene per commentare il quadro. «Siamo a conoscenza della situazione già da tempo, ma è importante dire che la diminuzione non è dovuta a un problema di qualità. Anzi, ricordo che la D’Annunzio in questi anni è risalita nelle classifiche nazionali. Il problema, invece, è legato ad altre questioni: in primo luogo», spiega il rettore, «la maggior parte dei ragazzi viene da fuori e, quindi, è alla ricerca di borse di studio e posti letto che, in passato, sono venuti a mancare. Abbiamo risolto, insieme alla Regione, il problema delle borse di studio mentre stiamo ancora lavorando sui posti letto». Ma le motivazioni non si fermano qui: «Le telematiche hanno registrato un boom e molti studenti, dopo aver conseguito la triennale in Abruzzo, decidono di continuare il percorso a Milano, ad esempio, perché sono convinti di trovare lavoro a Nord. E questo perché lì le università sono meglio collegate con le aziende, fattore che, qui in Abruzzo, abbiamo considerato solo negli ultimi tempi. Ma siamo riusciti a tamponare anche questo fenomeno introducendo corsi magistrali più interessanti: i numeri, negli ultimi anni, sono in crescita. Poi è chiaro che resta il problema della denatalità: l’unico modo è incentivare al massimo l’arrivo di studenti stranieri».

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