Ricchi e poveri d’Abruzzo, a Rocca di Mezzo i redditi top

È l’unico comune della regione sopra i 27mila euro, Corvara e Ofena sotto i 13mila
ROCCA DI MEZZO. Su 305 comuni d’Abruzzo ce n’è soltanto uno con un reddito medio superiore ai 27mila euro: Rocca di Mezzo, 1.312 abitanti sull’Altopiano delle Rocche, in provincia dell’Aquila. Stretto tra il Monte Velino e il Monte Sirente, Rocca di Mezzo sembra quasi un paese della Svizzera. Qui, nella sede del Parco regionale Sirente-Velino, è il turismo ad alimentare l’economia: un paese con 160 partite Iva, una ogni 8 abitanti. Con questi numeri, Rocca di Mezzo si presenta come una località da vivere d’inverno con la neve e d’estate con i sentieri, oltre a un’appendice di Roma per le seconde case. E, con questa congiunzione astrale, il piccolo centro aquilano si ritrova in cima alla classifica dei redditi, elaborata dalla piattaforma Withub per il Corriere della Sera su dati del ministero dell’Economia. La mappa dei ricchi e dei poveri dice che sulle vette d’Abruzzo, lì dove l’aria si fa più sottile, i conti correnti sono più spessi: dopo Rocca di Mezzo, ci sono Pescocostanzo, Scoppito e Rocca di Cambio. Quattro paesi dell’interno che si permettono il lusso di superare Pescara, soltanto quinta con 26.332,31 euro, e L’Aquila, sesta con 26.285,82 euro. Nei primi 10 posti, 8 sono centri dell’Aquilano: Pescara, il cuore abruzzese del commercio, dei servizi e della movida, e Fara San Martino, il distretto della pasta in provincia di Chieti che esporta in tutto il mondo, sembrano quasi degli intrusi. Ma c’è un dato che pesa più di tutti e che taglia l’Abruzzo come una lama affilata: il divario tra chi sta in alto e chi sta in basso si sta allargando. E non è una questione di altitudine: c’è una bella differenza tra i 27mila euro di Rocca di Mezzo e i 12mila di Corvara e Ofena, paesi a rischio spopolamento che chiudono la classifica dei 305 comuni d’Abruzzo.
I SOLDI DELLA NEVE
Cosa hanno in comune i paesi al vertice della classifica dei redditi? Da un lato, il turismo d’élite, quello delle seconde case dei professionisti romani e napoletani che qui hanno spostato la residenza; dall’altro, nel caso di Scoppito, l’onda lunga del polo farmaceutico aquilano che garantisce stipendi sopra la media regionale. I capoluoghi restano le roccaforti del terziario e della pubblica amministrazione, ma non sono più le locomotive solitarie di una volta: adesso, c’è un altro Abruzzo che produce ricchezza. L’ultima fotografia scattata dai dati sui redditi pro capite del 2024 restituisce l’immagine di una regione a due velocità che non segue più la vecchia logica mare-monti, ma si ridisegna intorno a nuovi poli del benessere e vecchie sacche di sofferenza.
IL POTERE DELL’INDUSTRIA
C’è poi l’Abruzzo che produce, quello noto per la sua capacità del fare. Il caso di Fara San Martino è emblematico: 9° posto con 25.299 euro. Qui non ci sono gli impianti di risalita o le case vista mare, a fare la differenza sono i pastifici – De Cecco, Delverde e Cocco – che esportano in tutto il mondo. Significa che dove l’industria è radicata e non “mordi e fuggi”, il benessere resta sul territorio. La stessa tendenza si registra anche a Oricola (40°), culla della Coca Cola. Atessa è al 73° posto e sconta la congiuntura del presente: nel cuore dell’automotive, la città affacciata sulla Val di Sangro delle fabbriche, a partire da Stellantis con il piazzale pieno di furgoni Ducato, si paga lo scotto della crisi del lavoro: qui la cassa integrazione a oltranza asciuga i redditi. Insieme ad Atessa, anche San Giovanni Teatino (44°) mostra l’impatto delle zone industriali: è un reddito operaio e distribuito verso il basso rispetto ai comuni turistici di nicchia.
VERSO L’ENTROTERRA
Mentre la costa ha un reddito mediamente omogeneo – intorno ai 19mila-22mila euro –, il calo è drastico man mano che ci si sposta nell’entroterra montano. Nell’Abruzzo del 2026, non è più la costa a trainare l’economia: la tendenza è quella dei comuni “satellite”, cioè le zone di cerniera intorno alle città come Scoppito (3°) che beneficia della vicinanza all’Aquila e ai poli farmaceutici che hanno trovato negli Usa un posto al sole, mentre Città Sant’Angelo (11°) e Francavilla al Mare (12°) trainano l’area pescarese e quella metropolitana, un cuscinetto tra Chieti e Pescara.
I REDDITI BASSI
Voltando la pagina della classifica, il panorama cambia: in fondo alla lista, dove i redditi faticano a superare la soglia dei 13-14mila euro, troviamo i piccoli centri che soffrono di spopolamento: Corvara, Ofena, Colledimezzo e Montazzoli. In questi casi, la geografia diventa quasi una condanna. Lo spopolamento non è soltanto un dato demografico, ma un’erosione, lenta e costante, della capacità economica. In questi borghi, dove l’età media sfiora i sessant’anni, il reddito è quello delle pensioni minime o della piccola agricoltura di sussistenza. Corvara è l’ultimo della lista con 12.429,74 euro; Ofena il penultimo con 12.939,20: sono gli unici due comuni abruzzesi sotto i 13 mila euro. I comuni nelle ultime posizioni presentano valori che sono quasi la metà rispetto ai comuni di testa: oltre al reddito influenzato dall’invecchiamento della popolazione, con prevalenza di pensioni minime, si sconta la mancanza di infrastrutture industriali o turistiche di massa.
CONFINI INDEFINITI
E confrontando i redditi, non c’è soltanto un Abruzzo: in una regione da 1,3 milioni di abitanti, ce ne sono tanti e diversi. Una regione dai confini (economici) labili. La provincia dell’Aquila vive una contraddizione interna: ospita i comuni più ricchi della regione e, allo stesso tempo, aree interne che sembrano scivolare verso la povertà (Ofena 12.939,20 euro). È l’elogio della polarizzazione, quasi un ossimoro. La costa teramana e chietina, un tempo paradiso della classe media, oggi appare schiacciata in una fascia mediana, tra i 19 e i 21mila euro, segno di un’economia, anche turistica, che produce numeri ma non sempre ricchezza pro capite elevata; Pescara è la provincia più equilibrata verso l’alto grazie all’indotto commerciale. Ma la Lombardia dei 50mila euro l’anno è lontana anche da qui.
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