La guerra in Abruzzo e quei vecchi tesserini delle SS che portano alla Guardiagrele occupata dai tedeschi nel ’43

Ben visibili i rattoppi con la carta di una pasticceria e di una tipografia locali. I documenti ritrovati nell’archivio comunale di un paese del Cremonese
GUARDIAGRELE. Gli estremi che si toccano. La carta che avvolgeva un dolce tipico abruzzese, un torrone prodotto da una pasticceria di Guardiagrele, usata dalle SS per riparare il bordo consumato del loro tesserino. Un patchwork non troppo elegante ma di enorme valore storiografico, ancora visibile sui libretti di tre militari appartenenti alle truppe tedesche schierate a Guardiagrele, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, ritrovati nell’archivio comunale di un piccolo paese della provincia di Cremona. Insieme ai tesserini di altri quattro componenti delle Schutzstaffel, le squadre di protezione, il braccio armato del partito nazionalsocialista di Hitler. Catturati, durante la lunga ritirata verso il Brennero, dalle formazioni partigiane a ridosso dei fiumi Po e Oglio, e accompagnati nei campi di prigionia di Verona e Brescia, prima di essere rimpatriati.
Ai soldati tedeschi fatti prigionieri venivano tolte le armi e ritirati i tesserini di riconoscimento. E proprio in un paese della provincia di Cremona, ad Isola Dovarese, il ricercatore Luciano Sassi ha scovato in una vecchia cassetta di legno i documenti di sette militari delle SS, requisiti nei giorni a cavallo della Liberazione del 25 aprile 1945. Le strisce di carta colorata sui cui si riesce a leggere Guardiagrele, Chieti, hanno fatto sì che la voce raggiungesse un altro appassionato di vicende legate alla Seconda guerra mondiale: Carlo Iacovella, di Guardiagrele, autore di vari volumi tra cui I guardiesi e la Brigata Maiella e Guardiagrele: i deportati civili e militari, si è messo in contatto con l’amministrazione comunale di Isola Dovarese per saperne di più.
Dopo aver ottenuto il nulla osta dal sindaco del paese, adesso per la prima volta è possibile conoscere i volti, i nomi di quei sette soldati delle SS. I tre di stanza a Guardiagrele si chiamavano Erich Pfeifer, Felix Tull e Fritz Otte. Gli altri quattro, provenienti da altri centri: Friedrich Schubert, Harry Schultz, Josef Sobota e Wilhelm Bade.
«Il fatto sorprendente è che tra questi sette soldati, in forza a vari reparti e non omogenei tra loro, ce ne sono addirittura tre con evidenti riferimenti a Guardiagrele. I loro tesserini hanno dei rattoppi fatti con etichette di carta con i marchi di attività commerciali guardiesi», ha evidenziato il professor Iacovella. Grazie a quelle striscioline di carta, con cui avevano irrobustito i dorsi dei loro tesserini, si può dedurre che la loro presenza ai piedi della Majella non era né casuale, né tantomeno momentanea. «È una scoperta importante, dal punto di vista storico, che coinvolge tutto il versante adriatico della Linea Gustav – la “Linea d’inverno” voluta dal Fuhrer – e in particolare Guardiagrele», spiega Iacovella. «La sua posizione strategica, infatti, divenne ancor più importante dopo la cruenta battaglia di Ortona del dicembre 1943».
Un inverno tremendo quello tra il 1943 e il 1944, con il fronte che tagliava di netto il territorio di Guardiagrele nella sua parte più orientale che si affaccia su Casoli dove invece, a fine novembre 1943, si era insediato il Comando inglese. I pochi chilometri di distanza tra i due centri, spinsero molte famiglie guardiesi, insieme a internati fuggiti e persone di origine ebrea protette dai rastrellamenti e dalle deportazioni, a decidere di attraversare il fronte, a rischio della vita, lasciando il paese nelle mani delle truppe germaniche.
Proprio nei primi mesi del 1944 fu realizzata dai tedeschi la fortificazione nella zona orientale del paese con materiali di ogni tipo. «Portarono via mobili e masserizie dalle case e a mio padre Gildo, maestro artigiano del ferro battuto, requisirono il pesante banco di lavoro in metallo per usarlo come riparo lungo il belvedere vicino alla chiesa della Madonna del Carmine», racconta Iacovella. «Bancone che fu recuperato, tagliato in due, dopo la fuga dei tedeschi. Mio padre riuscì a riassemblare i due pezzi e a riportarlo nella sua bottega».
Guardiagrele fu liberata il 9 giugno del 1944. Quei tesserini con le pagine ingiallite e i tratti di penna appena percepibili parlano ancora. Grazie a quel packaging (si direbbe oggi) così originale, raccontano di come si svolgesse la vita in paese in quei mesi terribili. Tutto era a disposizione delle truppe naziste e anche qualche torrone della pasticceria Palmerio, la stessa che sforna le “Sise delle Monache”, con il marchio contornato dal tricolore italiano che spicca ancora sulle copertine di quei tesserini. Persino dei moduli degli uffici comunali e dell’istituto scolastico di via Cavalieri, stampati da una piccola tipografia, sono stati usati come spessore per evitare che le pagine dei libretti, con l’aquila del Reich sul frontespizio, si sfaldassero sotto l’agire del tempo.
Carlo Iacovella, componente della sezione del Club Alpino Italiano di Guardiagrele, da anni sta portando avanti la sua di battaglia, condotta però senza colpo ferire. Cioè quella di far conoscere, in particolare alle nuove generazioni, cos’è accaduto nel nostro territorio, teatro involontario di una delle pagine più buie della Storia. Ogni anno organizza escursioni sui luoghi attraversati dalla linea Gustav facendo toccare con mano la trincea, riportata alla luce dai volontari del Cai, scavata dai tedeschi sulle piane di Caprafico, nella terra di nessuno, di fronte al Comando alleato sistemato al Casino Masciantonio di Casoli. Raccontando anche come si formò il 12° plotone della Brigata Maiella il 4 aprile 1944 nella contrada La Roma di Casoli, a cui aderirono molti giovani guardiesi sfollati, nel lungo ma esaltante viaggio verso la libertà.
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